Fondi Pdl, arrestato Franco Fiorito

L'ex capogruppo del Pdl è accusato di peculato per aver utilizzato i fondi del Pdl a fini personali: "Non ho paura del carcere, ho conosciuto gente peggior in Regione e nel partito"

Pericolo di reiterazione del reato. L’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, è stato arrestato per peculato dal nucleo di polizia Valutaria della Guardia di Finanza. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. Le Fiamme Gialle hanno anche eseguito una decina di perquisizioni. Al centro dell'inchiesta ci sarebbero oltre 190 bonifici. Secondo la procura di Roma, come riporta il Tgcom (leggi l'articolo), Fiorito si sarebbe appropriato di una somma che si aggira intorno a 1,3 milioni di euro. Nell’indagine è emerso che l'ex consigliere del Pdl, soprannominato "Er Batman", ha movimentato oltre 6 milioni di euro. Sprezzante la risposta di Fiorito ai giornalisti: "Non ho paura del carcere sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi".

Dopo avere esaminato i regolamenti regionali, i pm romani hanno accertato che non corrisponde al vero che Fiorito avesse diritto a triplicare la propria disponibilità di fondi in base al cumulo delle cariche. In virtù di questa cumulabilità Fiorito percepiva 300mila euro l’anno, oltre lo stipendio, dal momento che ricopriva le cariche di capogruppo e presidente di commissione. Nell’ordinanza firmata dal gip di Roma c'è un lungo elenco delle spese effettuate da Fiorito con i fondi del gruppo Pdl. Nella lista ci sono anche un caldaia per la villa al Circeo e una Jeep (per un valore di 35 mila euro) acquistata durante l’emergenza neve a Roma. Non solo. Gli inquirenti ha definito come "vendita singolare" il passaggio di un suv della Bmw e di una Smart dal gruppo del Pdl alla Regione Lazio. Un’operazione in cui l’ex capogruppo risulta sia venditore sia acquirente. Proprio per questo, gli esperti nominati dal partito per la gestione del passaggio di consegne tra Fiorito e Battistoni hanno annunciato l’avvio di una azione giudiziale per la restituzione dei due mezzi.

Ieri mattina l’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, sottoposto a un nuovo interrogatorio di circa cinque ore, è stato iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Viterbo. Ed è terremoto nel partito regionale: con lui indagati per diffusione di documenti falsi anche quadri del Pdl del Lazio, componenti del coordinamento regionale. L’inchiesta sulla falsificazione delle fatture relative alle spese sostenute dal suo successore Francesco Battistoni e pagate con i fondi del gruppo consiliare va avanti spedita e non si escludono colpi di scena. Sul registro degli indagati sarebbe finito una fetta del partito, dirigenti che avrebbero contribuito a vario titolo a diffondere il dossier contenente le fatture false, in particolare alcuni componenti del coordinamento Pdl del Lazio.

Le copie delle fatture taroccate, poi distribuite alla stampa, furono fotocopiate nell’ufficio di Vincenzo Piso in via dell’Anima. La distribuzione dei documenti contabili alla stampa fu decisa in una riunione il 12 settembre scorso, nell’intento di avviare una sorta di "operazione pulizia" e denunciare i consiglieri spreconi. Fiorito ha anche raccontato che il 18 agosto scorso, nel pieno delle scontro sulla sua sostituzione alla guida del gruppo, quando lo scandalo dei fondi ancora non era esploso, il suo successore Battistoni, si presentò alla sua segretaria e le intimò di aprile l’ufficio. Con lui c’erano il suo commercialista di fiducia e il suo avvocato. "Sono il nuovo capogruppo, ho diritto ad entrare", disse Battistoni sottolineando che Fiorito ancora non aveva provveduto al passaggio delle consegne. La segretaria lo fece entrare. I tre restarono nell’ufficio alcune ore e uscirono con due faldoni.

L’ex capogruppo Pdl era stato già interrogato per oltre quattro ore il 23 settembre scorso, in veste di testimone, in merito a una denuncia per diffamazione presentata da Battistoni contro il giornalista Paolo Gianlorenzo, ex direttore dell’Opionione di Viterbo, che il 14 settembre, su un sito internet, aveva pubblicato i Pdf delle fatture, definite "evidentemente e grossolanamente contraffate" dal procuratore capo Alberto Pazienti. Fiorito negò di aver consegnato il dossier a Gianlorenzo e, soprattutto, dichiarò che i documenti in suo possesso, consegnati alla procura della Repubblica di Roma, dove è indagato per peculato, sono assolutamente autentici e le cifre indicate sulle fatture corrispondono a quelle effettivamente liquidate dal gruppo Pdl. Concetto che ha ribadito anche durante l’interrogatorio di oggi. Evidentemente, però, gli inquirenti non gli hanno creduto, tanto che lo hanno indagato per calunnia e falso. L’inchiesta di Viterbo, dopo gli ultimi sviluppi, è arrivata a una svolta.

Dal primo pomeriggio Fiorito si trova in una cella singola della sezione "nuovi giunti" di Regina Coeli. Il regime di isolamento rimarrà fino all’interrogatorio di
garanzia, che si terrà davanti al gip Stefano Aprile. In via precauzionale Fiorito è sottoposto a una costante sorveglianza da parte degli agenti della polizia penitenziaria.

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