Il garantismo a giorni alterni, l’indignazione selettiva, la morale a corrente alternata. A sinistra, quando si tratta degli avversari, il rigore diventa improvvisamente inflessibile. Quando invece il caso riguarda i propri amministratori, tutto si fa più sfumato, più comprensivo, più indulgente. È il copione che si ripete anche in Piemonte, con un caso che sta agitando Torino e che racconta l’immarcescibile doppiopesismo.
Da una parte c’è Elena Chiorino, esponente di Fratelli d’Italia finita nel tritacarne mediatico per la vicenda della società “5 Forchette”. Un caso politicamente scomodo ma che non ha portato ad alcun avviso di garanzia. Nonostante ciò la Chiorino ha già fatto un passo indietro, lasciando la vicepresidenza della Regione Piemonte.
Eppure non basta. Le sinistre continuano a chiedere la sua testa politica completa, invocando l’estromissione dalla Giunta e la rinuncia alle deleghe al lavoro e all’istruzione. Una linea dura, anzi durissima, che si nutre ovviamente più di opportunità politica che di fatti concreti. A smontare questa narrazione ci ha pensato Maurizio Marrone, alla sua prima uscita pubblica istituzionale nel nuovo ruolo di vicepresidente della Regione durante il confronto con il Comune sul piano sociosanitario 2025-2030.
"Esprimo la mia solidarietà ad Elena Chiorino”, l’esordio di Marrone: “Nelle polemiche, ci si sta dimenticando che non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. Ha ammesso la sua leggerezza, ma è giusto che continui a lavorare con le sue deleghe". Parole nette, che riportano la questione su un piano di realtà. Ma non è finita qui. "Non mi sfugge poi”, ha proseguito Marrone, “che ci sono due pesi e due misure: nel Comune di Torino ci sono assessori indagati che continuano a fare il loro lavoro".
Ed è qui che il castello moralista della sinistra inizia a scricchiolare. Perché mentre si chiede la testa di un assessore non indagato, a Palazzo Civico qualcuno fischietta. Il riferimento è cristallino: Paolo Mazzoleni, assessore all’Urbanistica della giunta guidata rossa dal sindaco Stefano Lo Russo. Mazzoleni, infatti, risulta coinvolto in più inchieste a Milano per presunte irregolarità urbanistiche come progettista dello studio Bruno Egger. Eppure è ancora saldamente al suo posto, anzi, sta facendo il piano regolatore della città. Una situazione che, se ribaltata politicamente, avrebbe già scatenato manifestazioni, interrogazioni parlamentari e richieste di dimissioni immediate. Invece tutto tace.
id="docs-internal-guid-7fc4fabf-7fff-0464-ab90-0b28b0b58ce1">E così il quadro si completa. Il classico schema della doppia morale che da anni caratterizza una certa sinistra, sempre pronta a ergersi a giudice ma molto meno incline a fare pulizia in casa propria.