Giada, condannata dal "donatore"

Doveva riceve il midollo osseo da un cittadino Usa. Che però ci ha ripensato: "Non è americana"

Giada, condannata dal "donatore"

La tristezza che si respirava ieri al funerale di Giada non riusciva a nascondere la rabbia. C'era tanta gente dentro e fuori dalla chiesa di Vallonara, la frazione di Marostica (Vicenza) dove viveva la bambina di 11 anni stroncata dalla leucemia dopo anni di sofferenza mista a speranza. Già, la speranza. Papà Secondo e mamma Cinzia a un certo punto pensavano di aver trovato la soluzione per uscire dall'incubo. Quando dall'ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa avevano detto loro che negli Stati Uniti era stato trovato un donatore di midollo osseo compatibile, tutti confidavano che la bambina potesse finalmente tornare a giocare con la sorellina Gioia. Ma, stando alle testimonianze raccolte dal Gazzettino, la fiducia si è trasformata in delusione per la risposta ricevuta dal donatore: «Ho saputo che il mio midollo osseo non è per un connazionale e quindi non do il consenso al prelievo».
Non c'è nessuna legge che obbliga qualcuno a donare il midollo osseo o ad autorizzare espianti di organi da familiari deceduti, tanto meno negli Stati Uniti, The Land of the Free. E ci mancherebbe. Certo, si tratta di gesti meritori, apprezzabili ma non c'è da biasimare chi, per vari motivi, non se la sente. Sono scelte difficili e ognuno fa quel che ritiene giusto. Ma dare il consenso e ritirarlo solo dopo aver saputo che il passaporto del malato non è di nazionalità statunitense, francamente lascia interdetti. E la rabbia ben nascosta sotto la tristezza di coloro che hanno voluto dare l'ultimo saluto a Giada era proprio legata al fatto che c'era chi aveva promesso che l'avrebbe salvata e che all'ultimo momento, per motivi inconcepibili, si è tirato indietro.
La sofferenza non ha nazionalità. E questo al San Bassiano, l'ospedale dove la bimba è stata seguita con grande professionalità e attenzione, lo sanno bene. Un rifiuto del genere non se l'aspettava nessuno. Una bimba che sta morendo e la cui vita dipende da un atto di generosità non si aspetta che il destino le chiuda le porte in faccia solo perché è nata in Italia invece che in America.
Quando ai genitori è stato comunicato che il signore in un primo tempo così generoso si era poi tirato indietro, la disperazione ha preso il sopravvento. Bisognava intervenire subito, quello era il momento. Giada si è progressivamente aggravata, non poteva più muoversi. La speranza è tornata ad accendersi quando è saltato fuori un nuovo donatore compatibile, stavolta dalla Germania e indifferente alla nazionalità del paziente. Ma Giada era troppo debole, doveva riprendersi prima di sottoporsi all'intervento. Ma non si è più ripresa. «Mia figlia Giada non c'è più - ha scritto il padre su Facebook - adesso riposa dopo due anni e due mesi di sofferenze e privazioni. Io e la mamma la abbiamo accompagnata fino al suo ultimo respiro, coccolandola e dicendole di non aver paura perché incontrava il suo angelo custode e sarebbe stata libera di correre, giocare, mangiare e non avrebbe più sofferto e preso 1000 medicine. Avrebbe incontrato il nonno Renzo e la bisnonna Paolina che l'avrebbero accompagnata in un viaggio meraviglioso. Ciao amore mio, un giorno ci ritroveremo e realizzeremo assieme i tuoi tanti progetti».

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