Il giudice "censurato" azzera il processo per i morti dell’Aquila

L’annuncio del gup: il Csm mi ha messo sotto inchiesta e sono obbligato ad astenermi. I familiari delle vittime: siamo sconvolti

Il giudice "censurato"  azzera il processo  per i morti dell’Aquila

Colpo di scena al processo per il crollo della Casa dello studente dell’Aquila, venuta giù durante il terremoto del 6 aprile del 2009 uccidendo otto ragazzi. Il procedimento contro Due anni dopo l’inizio, il procedimento rischia di ripartire da zero perché ieri il gup Giuseppe Grieco ha annunciato di essere sotto inchiesta disciplinare da parte del Consiglio superiore della magistratura, proprio per la sua attività svolta durante le indagini, e ha quindi bloccato l’udienza. La censura del Csm obbliga il giudice ad astenersi dal giudizio fino alla fine del procedimento davanti all’organo di autogoverno della magistratura. Immediate, e comprensibili, le reazioni di sorpresa e sconcerto dei familiari della vittime del crollo.

Gli imputati del processo - accusati di lesioni, disastro colposo, omicidio colposo, violazioni delle norme e omissione della vigilanza e del monitoraggio della stabilità dell’edificio - sono dieci fra tecnici, progettisti e responsabili dell’istituto, otto dei quali sono stati ammessi al rito abbreviato. Presente al processo anche il Comune dell’Aquila, che si è dichiarato parte civile e ha chiesto un milione di euro.

A inoltrare al Csm la segnalazione che blocca il procedimento è stato l’ormai ex presidente della Corte d’Appello del capoluogo abruzzese, Giovanni Canzio, ora a Milano, che ha contestato a Gieco la formulazione dei quesiti posti al perito Maria Gabriella Mulas, docente del Dipartimento Ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, incaricato di chiarire i motivi del crollo della struttura la notte del sisma. Spetterà invece al presidente vicario della Corte d’Appello, Augusto Pace, decidere sia sulla dichiarazione d’astensione da parte di Grieco sia, soprattutto, sulla conservazione dell’efficacia degli atti processuali prodotti fin qui. Se optasse per la cancellazione, l’udienza preliminare dovrebbe ricominciare con un altro giudice.

«I nostri avvocati si stanno già muovendo per capire cosa c’è dietro lo stop, speriamo che qualcuno non voglia rallentare o ricominciare daccapo questo processo». Questo il commento di Antonietta Centofanti, portavoce del comitato Familiari vittime della Casa dello studente. «Siamo stupiti e sconvolti», spiega la Centofanti. Da sottolineare che senza lo stop dovuto al procedimento disciplinare, il processo sarebbe potuto arrivare abbastanza rapidamente a sentenza a causa della scelta, per otto dei dieci indagati, del rito abbreviato, che prevede in caso di condanna lo sconto di un terzo della pena, e consente di evitare la fase dibattimentale. Udienza preliminare molto lunga, due anni, ma processo che quindi sarebbe potuto finire presto. I fatti resi noti ieri, tuttavia, hanno rivoluzionato l’agenda dell’udienza.

Grieco, comunque, potrebbe fare ricorso alle sezioni riunite della Corte di Cassazione per impugnare la censura a cui è stato sottoposto. Una mossa che potrebbe far slittare le decisioni del presidente della Corte d’Appello aquilana. In questa intricata situazione, sempre ammesso che l’udienza non venga cancellata, in ogni caso i tempi per la ripresa del processo rischiano di allungarsi notevolmente. Sicuramente si andrà oltre la pausa estiva.

Quello della Casa dello studente è solo uno dei tanti giudiziari avviati dalla procura aquilana allo scopo di sveltire i singoli casi rispetto all’ipotesi di un unico, grande processo complessivo. Il processo simbolo è quello alla commissione Grandi rischi, organo scientifico che si è riunito una settimana prima della scossa ed è accusato di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani, sottovalutando il rischio. Sono sette gli imputati e in un processo per reato connesso è stato indagato anche l’ex capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso.

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