I malumori azzurri: il governo non tiri la corda

Un sondaggio tra gli elettori lancia Marina. Il partito stanco degli aut aut. Brunetta: "Dopo il 10 aprile? Tremate, tremate..."

Roma - Nonostante la tensione per il fatidico 10 aprile Berlusconi resta nella fase «padre della Patria». Ripete che le «riforme vanno fatte» anche se sa che il sentiero è minato. La bozza preparata da Renzi non lo convince affatto ma da qui a ribaltare il tavolo ce ne corre. Sintetizza Toti: «Questa legislatura ha un senso se riusciamo a fare delle buone riforme. Siamo sulla strada giusta ma mancano ancora molte cose da sistemare». La priorità ora è mettere la firma in calce all'atto di nascita della Terza Repubblica. Quello che il Cavaliere ripete è che «Il problema è nel Pd, non in Forza Italia». Secondo l'ex premier i giornali sono troppo benevoli nei confronti di Renzi e non sottolineano abbastanza le profonde divisioni del Pd.
Certo, Berlusconi è indispettito dal modo di fare troppo tranchant del premier e dal suo «o prendere o lasciare». Lascia che sia Verdini a trattare con il conterraneo per correggere quello che non va della bozza di riforma del Senato e soprattutto strappare l'approvazione dell'Italicum prima della riforma costituzionale. Mandare tutto all'aria? Per ora no. Il ragionamento di Berlusconi è il seguente: «le riforme si fanno con me o non si fanno». Ed è più o meno il messaggio recapitato al capo dello Stato due giorni fa. I sondaggi danno una Forza Italia in discesa «perché non sono più andato in televisione», dice l'ex premier. E con una Forza Italia debole hanno tutti da perdere, inclusi Renzi e Napolitano. «Con chi le farebbe le riforme, Renzi? Con Grillo? S'è visto come è stato trattato nell'incontro alla Camera durante le consultazioni...». Insomma, Berlusconi sostiene che è necessario per tutti che lui resti in capo. Il dilemma: è una valutazione che faranno pure i magistrati?
Detto questo Berlusconi tiene duro anche se è consapevole che ampi settori di Fi cominciano a mal sopportare le sparate ad effetto di Renzi. Tra i più scatenati c'è il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. Sul suo Mattinale i toni sono ogni giorno più ruvidi e arrivano messaggi ultimativi: «La storia della creduloneria alle promesse farlocche di Renzi per quanto ci riguarda è finita. Basta così. Il credito, salvo immediata inversione di tendenza su Italicum e riforme istituzionali, è esaurito. Renzi vuole farci andare in rosso. Casca male». E ancora: «O si fa l'Italicum subito o muoiono i patti con tutti i filistei». Poi l'affondo: «Renzi è un grande sbruffone, promette e non mantiene. Se l'accordo sulle riforme regge dipende da lui, noi siamo seri e leali. Però a tutto c'è un limite». Insomma, il momento è delicato e lo stesso Brunetta si fa minaccioso a proposito del post 10 aprile: «Conoscendo Berlusconi, dà il meglio di sé quando è in difficoltà, quindi tremate, soprattutto i nemici della democrazia, giustizialisti e furbastri, tremate». L'agibilità politica del Cavaliere sarà lo spartiacque del futuro delle riforme mentre un sondaggio Swg per Repubblica rivela: ad avere più chanches di comandare Forza Italia è la figlia del Cavaliere, Marina. La quale, sebbene non voglia scendere in campo, è la favorita per il 47% degli elettori di Forza Italia e per il 23% del totale degli intervistati. 8% per Barbara e 7% per Francesca Pascale.

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