I No Tav ora minacciano gli operai

La Procura di Torino apre un fascicolo per le molotov di Chiomonte. Gabriele Salvatores farà un film sui ribelli della Val Susa: è polemica politica

I No Tav ora minacciano gli operai

Roma - C'è una presa a tenaglia sulla Tav in Val di Susa. Un attacco contro l'unica grande opera in costruzione in Italia che parte dai cantieri e arriva ai palazzi della politica. Che parte dalle molotov, passa per le minacce agli operai e finisce con le proposte di legge. Naturalmente firmate dal MoVimento Cinque stelle, che fiancheggia da sempre i No Tav.
C'è un clima cupo sulla Tav. Un clima che sa di angoscia e piombo. Un clima che chiama sangue. Dopo l'assalto della notte tra lunedì e martedì al cantiere di Chiomonte, con quindici molotov lanciate contro le forze dell'ordine con la probabile intenzione di uccidere (e infatti la Procura di Torino ha aperto un fascicolo contro ignoti che ipotizza tra gli altri reati anche il tentato omicidio), ieri è stata la volta delle minacce agli operai dei cantieri. Comparse in un post dall'oscuro linguaggio in stile brigatista pubblicato su uno dei blog in cui ribollono gli umori quasi mai signorili dei No Tav. Nel messaggio si accusano gli operai che lavorano al cantiere per una paga certamente non da Billionaire di aver compiuto «una scelta egoista» (quella di guadagnarsi il pane da portare in famiglia?) che li «mette fuori dalla comunità» e «li condanna a una difficile convivenza con il territorio». Ed è proprio questa frase, e l'uso un po' obliquo della parola «condanna», a preoccupare gli agenti della Digos che stanno indagando sul messaggio, i quali temono e anzi credono che vi si possa leggere il segnale dell'avvio di un nuovo livello di lotta, di stampo terroristico.

Protagonista di questo pauroso upgrade sarebbe secondo gli inquirenti una frangia oltranzista che ha deciso di agire senza coordinarsi con il movimento No Tav «ufficiale», quello composto dai comitati della Valle di Susa e ne potrebbe diventare una sorta di braccio armato. A fare propendere gli investigatori per questa tesi il fatto che l'assalto della scorsa notte, preparato con molta cura, mostrerebbe modalità differenti da quelle che, in passato, hanno contraddistinto le proteste dei No Tav. Prendersela con gli operai (che la consigliera regionale piemontese di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli propone di fare cavalieri del lavoro) è roba da No Tav a cinque punte.

Cinque come le stelle del movimento di Grillo che prende le difese dei pasdaran della Val di Susa. «In Val Susa ci vado spesso e la violenza è da condannare sempre, ma che siamo al massimo della violenza, che la Val Susa è un teatro di guerra, beh, questo non si può dire», dice a Radio24 Laura Castelli, parlamentare del M5S e attivista No Tav. E proprio dai senatori grillini è arrivato ieri un disegno di legge per abrogare la legge 228 del settembre 2002 che ratifica l'accordo sulla Tav del gennaio 2001 tra Italia e Francia. Secondo i grillini l'articolo 1 del suddetto accordo prevede l'entrata in servizio della Tav «alla data di saturazione delle opere esistenti», che non si è verificata a causa della «debolezza della domanda sulla predetta linea e il continuo calo dei flussi passeggeri-merci».

Chi non si pone tante domande è il regista Gabriele Salvatores, andato in visita al presidio No Tav di Vaie con l'intenzione, secondo quanto riferisce lo stesso sito del movimento, di girare un film sulla lotta dei No Tav contro la Torino-Lione. «Credo che Salvatores avrebbe fatto meglio a recarsi a far visita all'operaio vittima di un vigliacco agguato solo qualche giorno fa», polemizza il senatore Pd Stefano Esposito.

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