Leggi il settimanale

I "peccati" del giovane Calenda

Il senatore, già ministro dello Sviluppo economico con Renzi e Gentiloni, pare avere imboccato una via ben delineata, quella che porta al centrodestra

I "peccati" del giovane Calenda
00:00 00:00

Se fossimo ancora nella Prima Repubblica, Carlo Calenda sarebbe il giovane segretario del Partito repubblicano italiano. Quindi alla guida di una forza moderata che veleggia sotto il 3%, nutrita dall'ambizione di rivolgersi a un'alta borghesia moderata restìa a confluire nel centrodestra o nel centro sinistra. Tuttavia sono finiti da oltre trent'anni i tempi del pentapartito, quando un piccola formazione come il Pri poteva stare stabilmente al governo con elettori di grande prestigio come l'Avvocato Agnelli o l'Ingegner De Benedetti. Questo lo sa bene lo stesso Calenda che, alla soglia dei 53 anni, dovrà finalmente scegliere che cosa fare da grande. Meglio, decidere se stare con la Schlein o con la Meloni, perché alla fine, stringi stringi, l'opzione politica si riduce a una scelta di donne.

Il senatore, già ministro dello Sviluppo economico con Renzi e Gentiloni, pare avere imboccato una via ben delineata, quella che porta al centrodestra. È ancora da capire se questa sia la sua collocazione definitiva in vista delle elezioni politiche del 2027 oppure un riflesso pavloviano tarato sull'arci rivale Matteo Renzi. Italia Viva guardava al garantismo e al liberalismo della maggioranza? Allora Calenda provava impulsi di vicinanza alla sinistra. E, analogamente, da quando il leader di Italia Viva ha deliberato di collocarsi nel «campo largo», Calenda ha virato subito dalla parte opposta. Direzione Forza Italia. Dal segretario Antonio Tajani al decano azzurro Paolo Berlusconi, si moltiplicano i segnali di attenzione verso Azione. Il banco di prova saranno le elezioni comunali di Milano, ma è chiaro che l'orizzonte dell'allargamento del centrodestra porta alla corsa per la riconferma a Palazzo Chigi.

Ben venga Calenda se confermerà la sua sintonia con un mondo più attento alle vittime giudiziarie che ai pm-sceriffi, più legato a Israele che alle piazze ribollenti pro Pal, più vicino agli imprenditori e ai lavoratori anziché al sindacato sfascista che ogni venerdì blocca treni e tram per innescare un'utopistica rivoluzione sociale. Senza magari incolpare il governo per la tragica sparatoria di Milano costata la vita a un giovane nordafricano.

Il centro finora vagheggiato da Calenda è un «nowhere», un luogo inesistente.

Soltanto nel 2021, il senatore si ostinò a candidarsi in solitaria a sindaco a Roma con il risultato di rendersi vassallo del Pd vincente, dannoso per il centrodestra che con il suo 20% avrebbe potuto sperimentare cinque anni prima la formula oggi in discussione. Acqua passata. In politica cinque anni sono ormai un'era geologica. C'è sempre spazio per il nuovo che avanza se non rappresenta un espediente di giornata.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica