Un ruolo particolare, ancora da decifrare, quello del volto di Report Daniele Autieri (foto), autore, tra le altre, dell’inchiesta sul Cantiere Navale Vittoria. Quello che Sigfrido Ranucci indicò ai pm romani come possibile mandante del suo attentato. E questo non tanto perché Autieri conoscesse Lavitola, certo non era l’unico della redazione ad averlo visto. Ma la Procura vuole vederci chiaro, capire se fossa a conoscenza di più elementi rispetto a quanto abbia riferito, se lo abbia appreso in un secondo momento, e soprattutto perché abbia scritto a Valter Lavitola, che ieri ha confessato di essere il mandante dell’azione dinamitarda dell’ottobre dello scorso anno, proprio la notte della perquisizione. Prima di fare il suo nome due giorni fa lo avevamo provato a contattare senza successo. Ieri, però, è stato lui a cercarci nel tentativo di sottolineare una diffamazione che ci sarebbe stata a suo carico che però non è riscontrabile. Questo perché Il Giornale ha però semplicemente riportato il messaggio mandato da Autieri a Lavitola citato nell’ordinanza. Sul telefono del faccendiere tra le 23:09 e 00:56 era arrivato il messaggio sull’applicazione Signal da parte del giornalista di Report proprio la notte della perquisizione: «Ciao Valter, mi ha chiamato Sigfrido e mi ha detto che i carabinieri sono venuti da te. Ci vogliamo sentire?».
Secondo Autieri, però, avremmo omesso che, sentito il 10 luglio, aveva riferito dell’estraneità del conduttore rispetto alla sua iniziativa: «Non ho mai detto a Ranucci di aver inviato questo messaggio. Capisco possa sembrare strano, ma bisogna mettersi nei panni di un giornalista che sta conducendo un’inchiesta in cui il suo capo è coinvolto. Viene fuori in quell’ambito Lavitola, l’ho anche contattato per l’inchiesta, da giornalista, la prima cosa che mi è venuto in mente di fare è stato contattarlo per saperne di più. Tuttavia, la mattina seguente, a mente fredda, ho deciso di evitare di contattarlo ulteriormente sul punto». Resta però ancora il grande nodo da sciogliere che lui però non ha contribuito a districare: perché Ranucci ha deciso di avvisare a quell’ora Autieri? Perché il suo inviato doveva apprendere quella notizia nell’immediatezza? In che modo i tre sono legati tra loro?
Autieri sul punto però sostiene che «la domanda è legittima ma la risposta è già nelle carte. Dove viene riportato il messaggio (non è una chat) è riportata in nota la mia spiegazione sottoscritta in sede di testimonianza, quindi nessun mistero». Ma, non essendo Report un programma che stava trattando il caso, essendo peraltro già entrato nella pausa estiva, quale esigenza giornalistica c’era a un orario simile?
Non c’è nessun tono allusivo, cosa che invece sostiene Autieri, bensì la volontà di comprendere quanto a fondo Lavitola si sia spinto nel conoscere volti più o meno noti della Rai. Non essendoci nessun mistero come sostiene lui, basterebbe spiegare perché il suo direttore abbia avvertito la necessità di avvisare proprio lui.
Ed è un dubbio che probabilmente verrà chiarito con il proseguo delle indagini, che ora potranno avvalersi anche della testimonianza diretta di Lavitola, fresco di confessione.
PaNa
GiuSor
