L'amnesia dell'Ingegnere: ora cancella i suoi flop

De Benedetti definisce Berlusconi "solo un impresario che ha fatto buchi colossali". Ma la sua Cir ha chiuso il 2012 in rosso a causa di scelte imprenditoriali avventate

L'amnesia dell'Ingegnere: ora cancella i suoi flop

Carlo De Benedetti non perde occasione per «pizzicare» Silvio Berlusconi. In senso molto lato: vale per offendere, canzonare, accusare, ironizzare, dipende dalle circostanze. E l'età non aiuta a favorire la pacificazione con il nemico da almeno trent'anni, anzi contribuisce a radicalizzare i sentimenti. Così, interrogato sul Cavaliere, l'Ingegnere ha dichiarato che «Berlusconi non è un imprenditore, ma un impresario», chiarendo poi che trattasi di «un bravissimo impresario, ma un pessimo imprenditore, perché quando si è cimentato con il mercato ha fatto buchi colossali». Una valutazione che, ça va sans dire, fa discutere: se un imprenditore e finanziere ed editore di peso nazionale la utilizza nei confronti di un rivale altrettanto pesante, ci vuol poco a incuriosirsi per vedere da che pulpito viene la predica.

Qui nessuno è neutrale, meglio ribadirlo una volta di più: il Giornale è controllato da Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, e il 37% del capitale appartiene alla Mondadori, a sua volta controllata dalla Fininvest dei Berlusconi. Dopodiché, come fa l'Ingegnere a parlare di «buchi» degli altri? E di come ci si «cimenta con il mercato»?
Posto che De Benedetti ha passato la proprietà di Cir-Cofide ai figli, lasciando tutte le cariche a loro e ai manager, esclusa la presidenza dell'Espresso, questo non può ragionevolmente bastare a «scudarlo» rispetto a quello che il gruppo De Benedetti, con le sue controllate, ha fatto nel passato più o meno recente. Così la holding più rappresentativa degli interessi della famiglia, la Cir, ha chiuso il 2012 in rosso: una trentina di milioni, effetto del consolidamento delle sue grandi partecipate: nell'automotive (Sogefi), nell'editoria (Espresso), nella sanità (Kos) e nell'energia (Sorgenia). E quest'ultima è proprio uno dei possibili esempi di insuccessi per l'Ingegnere quando si è «cimentato con il mercato»: quasi 200 milioni di rosso nel 2012, a causa di grosse svalutazioni, sono l'indice di un business (nato dalle spoglie dell'Enel prima della privatizzazione) che non è mai decollato. Cir ha puntato sul gas e sui cicli combinati, proprio alla vigilia di uno scenario che ha ridotto del 70-75% la domanda di utilizzazione delle sue centrali, praticamente ferme. Una situazione che rende difficile, almeno per un po', anche le possibili cessioni. Mentre il 2013 si presenta fosco anche per l'editoria: il primo trimestre del gruppo Espresso ha chiuso in utile, ma l'ultima riga del conto economico di fine anno potrebbe andare in rosso, nonostante lo stato di crisi (con esuberi) proclamato per il settimanale.

In ogni caso l'esempio più eclatante di un'avventura imprenditoriale finita molto male resta l'Olivetti, gioiello dell'industria nazionale che l'Ingegnere rileva a fine anni Settanta, ma che non riesce a riconvertire e che - di fatto - sparisce nel giro di 20 anni. De Benedetti ci tiene a dire che non è mai tecnicamente «fallita». Ma certo, «cimentandosi con il mercato», ha contribuito a portarla dai 30mila dipendenti (diretti) degli anni '80-90, quinta azienda italiana nel «ranking» di Mediobanca, ai 158 del 1999. Fuori classifica. Mentre la difficile gestione della fase finale della società costa all'Ingegnere un patteggiamento per insider trading (con una multa da 50 milioni) e un altro per falso in bilancio, (successivamente revocato in seguito alla depenalizzazione, fortemente richiesta proprio dal nemico Berlusconi).

Ma il colmo è che le future fortune della famiglia dipendono proprio dal Cavaliere: 560 milioni di euro, pagati da Fininvest, sono parcheggiati nella cassa della Cir in attesa che il 27 giugno la Cassazione si riunisca per decidere definitivamente sul maxi risarcimento legato al Lodo Mondadori. Si tratta di una cifra di poco inferiore al valore attuale di mercato dell'intero gruppo Cir che così raddoppierebbe in un colpo solo. E senza nemmeno «cimentarsi con il mercato».

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