«Non chiediamo privilegi ma giustizia, equità e attenzione. Ci aiuti a non restare invisibili». É l'appello lanciato ieri al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dalle «Famiglie Sospese», l'associazione che riunisce oltre 4.500 nuclei «vittime» della tempesta giudiziaria sull'urbanistica milanese. Le hanno provate tutte, a marzo hanno consegnato simbolicamente al sindaco le chiavi degli alloggi finiti sotto sequestro o con i cantieri bloccati perchè presentavano profili analoghi a quelli contestati dai pm. Allora speravano ancora che il Senato votasse il «Salva Milano», affossato dal Pd. Sono tornati davanti a Palazzo Marino a giugno, a luglio, ironia della sorte nelle stesse ore in cui scattavano cinque arresti (tutti poi annullati dal Riesame), tra cui l'ormai ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi. Pietra tombale sul ddl a Roma. Si sono seduti al tavolo con il prefetto Sgaraglia e il sindaco Sala, hanno incontrato il pool di pm che coordina le indagini, hanno organizzato uno sciopero della fame con tour itinerante tra i palazzi bloccati, appeso manifesti, portato davanti al tribunale prima di Natale il «Milanopoly», versione del «Monopoly» con i cantieri sequestrati. E hanno chiuso il 2025 con la lettera accorata a Mattarella, firmata dal portavoce Filippo Maria Borsellino. «Nel comitato - ricorda - ci sono acquirenti di appartamenti in cantieri sotto sequestro, quindi non finite e non abitabili, famiglie che vivono in case già consegnate e abitate ma successivamente inquisite e quindi a rischio, cittadini che hanno comprato su carta versando caparre importanti, ma i cui progetti sono bloccati negli uffici comunali». Ad «aggravare ulteriormente la situazione» cita gli oltre 1.100 edifici costruiti a Milano dal 2013 con uno o più caratteristiche contestate dalla Procura. «Da un giorno all'altro potrebbero ritrovarsi al centro di indagini per abusivismo edilizio». Esagerazione? Fantagiustizia? Borsellino ricorda che solo poche settimane fa in via Serlio, zona Corvetto, è successo a un palazzo con 67 famiglie. Un rischio potenziale per «circa 50mila alloggi, già abitati da 100mila cittadini comuni che contribuiscono al valore sociale ed economico della città e del Paese».
Una lettera-sfogo in cui riporta la voce di chi ha scelto di acquistare «regolarmente, non occupare» una casa, investendo i risparmi di una vita, magari di genitori o nonni, case che «non possiamo vivere, come nel mio caso, o non serenamente. Siamo diventati nostro malgrado le Famiglie Sospese. Alcuni vivono temporaneamente da parenti, altri hanno dovuto rinunciare a progetti familiari o professionali, altri rischiano l'insolvenza dei debiti». Confessa a Mattarella che la notte tra il 5 e 6 novembre scorsi «abbiamo affisso centinaia di manifesti con la scritta Colpevoli di aver acquistato casa a Milano. Un gesto disperato, per gridare la nostra sofferenza. I giornali hanno parlato di noi, siamo tornati a esistere. Ecco che i nostri politici sono tornati a darci ragione, a pubblicare sui social». Ma il giorno dopo tutto come prima. Riprende le recenti parole di Mattarella all'assemblea Anci sui Comuni come «termometro della partecipazione civica e della fiducia nelle istituzioni» e domanda: «Quale fiducia possiamo avere se siamo vittime di un problema politico, che la stessa politica sembra incapace o peggio ancora non disposta a risolvere per meri calcoli di convenienza? Oggi a pagare siamo solo noi.
Cittadini onesti e in buona fede sospesi tra un procedimento penale su atti amministrativi e l'assenza di una norma che li tuteli. Vorremmo continuare a credere nello Stato, nella giustizia». Al presidente chiedono di «incoraggiare le istituzioni a trovare una soluzione normativa subito che ci restituisca dignità e serenità».