L'ex premier pensa alla grazia ma teme nuove imboscate

Vertice con figli e fedelissimi che spingono per la clemenza Berlusconi ancora indeciso: troppe le incognite in campo

L'ex premier pensa alla grazia ma teme nuove imboscate

Colombe, famiglia e legali in pressing. Chiuso ad Arcore, Berlusconi ascolta di nuovo i tifosi dell'ipotesi «grazia». Con lui, come tutti i lunedì, i figli, Fedele Confalonieri, Ennio Doris, Bruno Ermolli. E poi: Gianni Letta e i legali Franco Coppi e Niccolò Ghedini. Sul tavolo la carta che, come conferma Coppi, resta nel mazzo in mano al Cavaliere: «Fino adesso non è stata fatta nessuna scelta né in un senso né nell'altro - dice Coppi - Non è stata presentata alcuna domanda di grazia al capo dello Stato, ma resta una delle ipotesi. Non è escluso che decida in tal senso». A spingere, con motivazioni diverse, gli interlocutori di ieri. I figli, che vogliono sottrarre il padre alla durezza di una misura - gli arresti domiciliari - che non è certo una passeggiata: visite, telefonate, contatti con l'esterno sarebbero da concordare con il magistrato. La figlia Marina assieme a Confalonieri, Doris ed Ermolli, sottolineano anche l'aspetto economico. Se Berlusconi scegliesse la linea dura e facesse saltare il banco di palazzo Chigi, a soffrire sarebbero pure le aziende. Più si addensano nubi sul governo, più i titoli Mediaset vanno in sofferenza. Non solo: Napolitano è stato chiarissimo: per lui la priorità è che il governo regga. E ancora più chiara la mossa di nominare quattro nuovi senatori a vita, come profilo pronti a far da stampella a un Letta bis. Insomma, che il capo dello Stato stia tentando di disarmare Berlusconi è pacifico. Le colombe gli ribadiscono che si tratta di percorrere il sentiero stretto di una exit strategy che limiti i danni, per arrivare a fare come Grillo. Ossia il padre nobile, seppur condannato, del grande centrodestra italiano.
Il Cavaliere ascolta. È ancora indeciso. Tanti, troppi dubbi affollano ancora la sua mente. Primo: Napolitano ha detto chiaro che «valuterà» la richiesta di grazia a precise condizioni: Berlusconi deve iniziare a scontare la pena; accettare una sentenza che ritiene scandalosa e ingiusta; fare mea culpa per aver frodato il fisco. Cosa che non potrebbe fare senza smentirsi e violentare se stesso. Certo, la domanda dell'atto di clemenza al Colle potrebbe partire dai legali. Ma sarebbe condizione sufficiente per il Quirinale per avviare la pratica e sottoscrivere un atto di clemenza individuale?
Secondo dubbio: la grazia o la commutazione della pena principale da arresti domiciliari o servizi sociali a multa, avrebbe effetti sulla pena accessoria? C'è chi giura di sì e chi giura di no. Questione fondamentale perché attiene allo scudo di cui ancora gode Berlusconi in quanto parlamentare. A questo proposito, dalla giunta che il 9 inizierà a studiare il suo dossier arrivano segnali parzialmente positivi. La senatrice del Pd Doris Lo Moro, per esempio, al Giornale ammette: «La posizione di Violante è ineccepibile, tutte le garanzie del senatore Berlusconi vanno assicurate fino in fondo». Boccata d'ossigeno in arrivo e plotone d'esecuzione rimandato, quindi? Forse, anche perché pure Rosanna Filippin e Felice Casson aprono alle garanzie di Berlusconi, mentre il montiano Benedetto Della Vedova potrebbe votare in modo garantista. Così si ribalterebbero i numeri, da 14 a 9 per l'opposizione a 13 a 10 per il centrodestra, con un rinvio della questione alla Consulta, che comporterebbe un allungamento dei tempi. Il motivo politico, che toglierebbe al Pd il problema di dover condannare l'alleato, lo spiega il senatore Pd Stefano Esposito: «Quando il tribunale di Milano ridefinirà l'interdizione, e passeranno tre o quattro mesi, a quel punto non sarà più il Senato a decidere la decadenza. Sarà la prefettura di competenza della Provincia dove è stato eletto Berlusconi, che con una comunicazione lo fa decadere. La giunta a quel punto non deve fare più niente». Insomma, melina e palla alla Prefettura per lavarsene le mani.