L'Imu fa tremare la ChiesaIl governo: nessun eccesso

Il ministro Passera: "Non penalizzeremo il non profit". E il sottosegretario Polillo: "Pagherà la tassa sugli immobili solo chi iscrive un utile in bilancio"

Roma - Monti cerca di spegnere l’incendio-Imu, imposta che dal 2013 dovranno pagare anche gli enti ecclesiastici, sulla quota destinata ad attività commerciali. Una norma che fa tremare migliaia di scuole paritarie cattoliche ma anche ostelli, ospedali, asili, mense, ospizi. Un grido di dolore: «Rischiamo di chiudere»; e una linea difensiva netta: «Svolgiamo un servizio di supplenza rispetto allo Stato. Non dobbiamo pagare». A sostegno di questa tesi un esercito di parlamentari di maggioranza: da Lupi a Casini, passando per Gelmini e Gasparri. La preoccupazione scuote il Vaticano che, con il segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha ricordato che sono circa 15mila i servizi sanitari e socioassistenziali con cui le opere della Chiesa contribuiscono al welfare. Da qui la necessità di una parola chiara da parte del governo per rasserenare gli animi.
E ieri da palazzo Chigi si sono alzate due voci autorevoli. La prima è quella del ministro allo Sviluppo Corrado Passera per cui la decisione di tassare con l’Imu/Ici la Chiesa è stata «saggia, ragionevole, molto determinata. Ma ora dovrà essere definita nelle sue componenti e l’importante è che non si penalizzi il vero no profit nel rendere operativa questa decisione». Precisazione un po’ vaga. Più dettagliato il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo che dalle pagine di Avvenire ha voluto chiarire: «Pagherà l’Imu chi iscrive un utile in bilancio. Chi, insomma, lucra sull’attività che svolge». Nel dettaglio: «Se la retta della scuola parificata serve a sostenere i costi di gestione, non si può considerare attività commerciale. Stesso concetto lo si deve applicare a un ospedale o a un’associazione religiosa», ha spiegato. E ancora: «Pagherà invece chiunque tragga profitto dalle attività svolte». Un’imposta, quella dell’Imu alla Chiesa, che vale circa 100 milioni di euro. Bruscolini che, ha assicurato Polillo, «metteremo in un fondo per abbassare le tasse».
Tutto rientrato, quindi? Mica tanto perché schiere di parlamentari chiedono ancora al governo una parola certa: «È necessaria. Ribadisco che occuparsi di poveri e di educazione è un merito non un commercio», dice Gasparri. E Lupi gli fa eco: «Rischiano la chiusura innanzitutto gli asili nido parrocchiali dove gli operai mandano i loro figli e che non possono ovviamente aumentare di 200 euro le rette». Poi, al Giornale, spiega: «Basterebbe far propria la nostra circolare del 2009. Più che a voce il governo chiarisca con testi di legge in Parlamento». Idem Casini: «Se la Chiesa svolge un ruolo di supplenza caritatevole è giusto che non paghi». Non solo: l’ex ministro Gelmini ricorda: «Non possiamo dimenticare che le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato 5 miliardi di euro». Il problema sono sempre i conti, insomma. Come ammette il ministro dello Sviluppo Corrado Passera che ieri a SkyTg24 ha glissato sul suo futuro politico («Non una parola»), confermando che qualche pensierino ce l’ha. Per ora sono lodi sperticate al premier: «Di super c’è solo Monti» e un monito alla collega Fornero, titolare del welfare: «Bisogna fare di tutto per trovare un accordo». Frase che avvalora la tesi secondo cui nella partita sul mercato del lavoro la colomba ha il volto di Passera; il falco quello di Fornero.