Caso F-35, prova della nostra debolezza in Europa

L'Italia cede troppo spesso ai diktat Ue. E a pagare il conto sono le nostre aziende

Caso F-35, prova della nostra debolezza in Europa

Il nostro governo conta ben poco in Europa e soprattutto non è capace a far rispettare le nostre aziende. Letta sbandiera come vittorie concessioni modestissime, mentre Francia, Spagna Slovenia e Olanda hanno ottenuto di sforare ancora il rapporto del 3% tra deficit e Pil. È questa la «credibilità» che piace alla Merkel? L'Italia che paga e pure ringrazia. Siamo il primo contributore netto dei vari fondi salva-Stati che non salvano nessuno (si veda la Grecia) e salva-banche tedesche e francesi.

Il governo «credibile» tace mentre Belgio e Olanda stracciano, con motivi pretestuosi, un contratto da mezzo miliardo per la fornitura di treni Ansaldo-Breda che guarda caso ora vogliono sostituire con altri prodotti in Germania. Oltre al danno la beffa: i loro media ci scherniscono, «italiani, fate pizze e non treni», ho letto sui quotidiani a Bruxelles. Questi clamorosi schiaffi hanno fatto scendere il titolo di Finmeccanica e Letta non ha speso una parola per la difesa di Ansaldo ed altre aziende italiane le quali, complice l'euro che sopravvaluta il costo reale delle nostre produzioni, vengono regolarmente svendute.

Quando sono prodotti altrui ad essere imputati di gravi difetti nonostante il costo esorbitante, invece zitti, i contratti si rispettano: mi riferisco agli F-35. Sia chiaro, il nostro impegno nella Nato è fuori discussione ma ciò non vuol dire che dobbiamo accettare per buona qualsiasi spesa militare: Inghilterra, Canada, Danimarca, Olanda, Australia e Turchia hanno rinunciato o almeno sospeso gli ordini di questi aerei e non si contano le contestazioni che analisti strategici e il Pentagono stesso rivolgono al progetto. Mitiche le liti tra i generali americani e il costruttore Lockheed Martin, accusato di aver prodotto aerei con assoluta mancanza di visibilità posteriore e quindi facilissimi da abbattere al primo ingaggio, tanto che molti piloti si rifiutano di usarli e preferiscono i vecchi F-15 ed F-16.

Sempre secondo il Pentagono, gli F-35 soffrono il freddo, fatto non di poco conto per aerei che dovrebbero essere usati in qualsiasi emergenza; non hanno un dispositivo parafulmine adeguato, tanto che un velivolo è stato abbattuto da un fulmine. Eppure anziché verificare questi allarmi, il ministro della Difesa, pur di difendere la commessa, il mese scorso si è inventato che sulla portaerei Cavour avessimo già speso tre miliardi e mezzo di adeguamenti per ospitare gli F-35. Una sciocchezza talmente grossa che poi ha dovuto smentire, a fronte delle precisazioni della Marina. È proprio la nostra Marina invece che andrebbe adeguata. È passata quasi sotto silenzio l'audizione parlamentare, nel giugno scorso, del capo di Stato Maggiore De Giorgi, il quale ha denunciato il rischio di estinzione della nostra flotta, dato che con i tagli attuali si copre solo il 50% del fabbisogno. Eppure l'Italia, strategica nel Mediterraneo, dovrebbe investire sulla sua flotta, visto che il 20% dei traffici mondiali passa al largo delle nostre coste e che nuove commesse navali darebbero respiro a Fincantieri e Ilva. Il buon senso porterebbe a spostare qui il budget previsto per gli F-35.
Questa mancanza di nerbo del nostro governo autoalimenta la percezione, anche all'estero, di un'Italia debole, che non fa valere il suo sistema-paese, fatto di imprese ancora ai vertici europei in molti settori. Già i vincoli fiscali e monetari ci legano come una camicia di forza imposta ad un paziente sano, un governo come questo di suo ci mette l'anestesia.
*Membro Commissioni Esteri Pdl-Ecr
(conservatori inglesi)