Dopo l'occupazione grillina arriva il conto della Camera

Per il blitz sul tetto, Montecitorio chiede il risarcimento dei danni all'amministrazione. E Grillo incita: "Niente alleanze, tanto sono tutti morti"

Dopo l'occupazione grillina arriva il conto della Camera
I deputati del M5S sul tetto di Palazzo Montecitorio

E ora tutti giù a pagare il conto. Altro che occupazione a oltranza. Altro che generi di conforto, birrette, cioccolata, coperte di lana e costituzione. Ieri pomeriggio il manipolo di grillini, quelli dell'«O la va, o la spacca e se ci arrestano pazienza, il posto dei giusti è il carcere!» (videomessaggio di Di Battista) è sceso dal tetto di Montecitorio. Giusto in tempo per partecipare al bagnetto di folla in piazza Montecitorio e per ricevere dai questori di Montecitorio la lista dei danni da pagare. Dovranno essere contabilizzati gli straordinari di circa sessanta nervosissimi impiegati, il presidio del 118, le attività tecniche, la sicurezza, l'illuminazione, solo per citare alcune voci. Formidabile quel venerdì se non fosse per l'oste.

Un blitz idealista durato neanche 24 ore, buono per essere raccontato al nipotino ma che allontana ulteriormente l'ipotesi di un'alleanza col Pd. Lo ha ribadito l'internauta Beppe Grillo che nella notte, regolamento alla mano, ha lanciato l'anatema contro gli aperturisti. «I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle - scrive - non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi». Tradotto, non si fanno alleanze. «Dunque niente inciuci, tanto - ha ricordato Grillo- «i partiti sono morti». Restano le feste, quelle non si toccano. E in piazza ieri sera ci si commuoveva pensando di aver scritto una pagina di storia. Maria Edera Spadoni ha il tono solenne quando parla agli attivisti col bandierone: «Siamo saliti lassù perché questa costituzione che ho in mano non è del Movimento 5 Stelle ma di tutti gli italiani e va difesa. La cosa importante è che abbiamo creato un precedente!».

Che costerà assai caro. La Boldrini ha chiesto il conto, pompieri e 118 compresi, ma il vicepresidente della Camera, il grillino Luigi Di Maio fa lo gnorri: «Dimostreremo con atti alla mano le bugie diffuse dal presidente della Camera in queste ore sui costi dell'occupazione del tetto di Montecitorio, pensi piuttosto alle auto blu e agli aerei da guerra». Niente da fare, i questori di Montecitorio ieri sera hanno fatto sapere che chiederanno un risarcimento e non faranno sconti. Tra l'altro - fanno sapere - quando l'ufficio di Presidenza discuterà il tema delle eventuali sanzioni nei confronti dei responsabili della manifestazione i questori chiederanno che venga aggiunto anche il risarcimento dei costi sostenuti dall'amministrazione della Camera.

Ma sul blitz dei grillini si registra l'illuminante intervento del deputato di Fratelli d'Italia Fabio Rampelli che ha voluto rinfrescare la memoria collettiva. «L'iniziativa del Movimento 5 Stelle - annota - è un attentato alla democrazia e va sanzionato o è un'innocente pagliacciata? Se dovesse prevalere il secondo giudizio, quello della goliardata, allora le istituzioni dovranno chiedere scusa a quei ragazzi del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi), tra cui il sottoscritto, che organizzarono nel 1993 un pesce d'aprile davanti alla Camera indossando magliette con la scritta “Arrendetevi, siete circondati. Elezioni subito”».

Era il 1° aprile, la seduta venne interrotta dal presidente Nicola Mancino. Si gridò all'attentato fascista, al colpo di Stato. Teodoro Buontempo, che partecipò da parlamentare alla manifestazione, fu processato con quasi tutti gli artefici. «Ora, essendo tutti eguali davanti alle istituzioni e alla legge - aggiunge Rampelli - si deve dedurre che, se fu giusta quella reazione, analoghe iniziative debbano essere intraprese oggi. Se, viceversa, fu eccessiva, è giusto essere comprensivi verso i militanti parlamentari pentastellati, ma occorrerà che le istituzioni chiedano scusa a quei ragazzi e alla memoria di Buontempo». Altra storia quella raccontata da Riccardo Nencini, segretario del Psi: «Alle terribili immagini che provengono dal dramma siriano evitiamo di aggiungere un'immagine carnevalesca delle istituzioni italiane. I grillini somigliano sempre più, nei loro comportamenti, al manipolo di fascisti eletto nel 1921. Leonardo Arpinati e Francesco Giunta giravano per Montecitorio ridicolizzando i colleghi. Fino a estrarre la pistola». Mamma mia.

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