Presidente Luca Zaia, il governo ha impugnato la legge del Veneto sul fine vita. Deluso? Arrabbiato?
«Io penso che bisogna guardare in faccia alla realtà. È una prerogativa del governo impugnare una legge di una Regione quando ritiene che ci siano dei profili di incostituzionalità. Però voglio vedere la bottiglia mezza piena: penso che sia una impugnazione di ufficio e non un’angheria contro il Veneto».
I ministri leghisti hanno votato contro
«Hanno fatto bene, se non altro per un atto di coerenza».
Ma anche per ragioni di merito?
«Certo. Questa legge è stata scritta sulla base di tutte le sentenze che sono state emanate dalla Corte costituzionale. Non ultime quelle sulle leggi di Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna».
E ora?
«Andremo in Corte e vedremo: diventerà ulteriore elemento di giurisprudenza anche questo dibattito. Del resto se esiste questo dibattito a livello nazionale, è perché non solo questo Parlamento, ma diversi Parlamenti precedenti non hanno mai legiferato. Non è che è colpa di questo governo. Voglio ricordare che il dibattito è iniziato nel 2009 con la vicenda
di Eluana Englaro, e poi la Corte costituzionale ha emanato la famosa sentenza di Dj Fabio nel 2019. Quindi tutti i Parlamenti che da allora si sono succeduti sapevano che c’è una sentenza della Corte che dice che qualunque malato terminale può chiedere di poter gestire il proprio fine vita, se ha quattro caratteristiche: diagnosi infausta, grave sofferenza fisica e psichica, che sia tenuto in vita da supporti vitali, e che disponga di capacità di intendere di volere».
Perché allora la Corte ha detto che serve una legge nazionale?
«Perché la competenza è nazionale e la sentenza ha almeno due vulnus. Il primo è che non dice in che tempi bisogna rispondere al paziente, il secondo è che non dice chi dovrà somministrare il farmaco».
Come finirà questa battaglia?
«Non sto qui ad invocare il contratto sociale di Rousseau che ci spiega che il popolo ti delega a rappresentarlo. Io penso che oltre l’80% dei cittadini sia a favore».
Decidono i partiti o deve prevalere la libertà di coscienza?
«Sui grossi temi che coinvolgono l’etica - come l’aborto, il divorzio, il fine vita - non ci dovrebbe essere un indirizzo, dovrebbe prevalere la libera espressione. Questo è fondamentale».
Perché lei ci tiene molto a questa legge?
«Innanzitutto perché io ho un approccio liberale e non liberticida. Io credo in una destra liberale, credo in una destra identitaria, credo in una destra che interpreti il sovranismo non come un modello che viola le libertà. Il sovranismo vuol dire confini, legalità, immigrazione regolare. Se il sovranismo passa il limite e diventa imposizione anche sui temi etici, per me non funziona più».
L’opposizione al fine vita viene soprattutto da destra?
«Non è vero. Io sono del centrodestra e tutti quelli che hanno votato anche in Regione lo sono. Chiaramente ci sono dei favorevoli e contrari anche nel centrodestra. E non è vero che il centro sinistra sia così progressista e compatto. Perché il centrosinistra non è in grado di chiudere nessuna sintesi sul fine vita perché anche al suo interno ci sono i favorevoli e contrari. Questa è la prova provata che la politica deve stare fuori. Su questo tema non ci può essere l’ordine di partito».
