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Ma che tappare, apra la bocca - L’editoriale di Cerno

La nuova censura non è il bavaglio, è il sorrisetto di chi ti fa sentire sbagliato se usi le parole scomode

La fronda del M5s prende le distanze dall'ex idolo Ranucci. E la Rai fa verifiche su fonti e correttezza

Mi censuro per una volta. Non userò l’espressione che ho in mente. Faccio come mi dicono: «Cerno, ma non potresti evitare quelle parolacce?». E io: «Proprio no». Perché la nuova censura non è il bavaglio, è il sorrisetto di chi ti fa sentire sbagliato se usi le parole scomode.

Solo per questo oggi non commento Sigfrido Ranucci che, in giorni non facili, ha citato Piersanti Mattarella, Aldo Moro e Giovanni Falcone. Perché qui nessuno vuole tappare la bocca a Ranucci. Vogliamo che parli e che ci dica la verità sulla bomba davanti casa.

Ieri Lavitola ha fatto una cosa all’americana, avvalendosi della facoltà di non rispondere alla domanda più facile: «Ranucci sapeva o no del piano che stavi mettendo in piedi?» Altro che Moro, Falcone e Mattarella. Qui c’è una fila di bugie che oscura la luce più dell’eclisse di ieri. Ranucci è vittima? O vittima a sua insaputa? O è altro? In questo Paese di memorie corte, l’unico reato imperdonabile è l’omertà. E dovrebbe saperlo bene uno che cita tre vittime, eroi di questa Repubblica, della mafia e del terrorismo. Sigfrido, apri la bocca. Nessuno ti censurerà mai.

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