Magistrati e sinistra non possono vietare di tifare ancora il Cav

I grillini brigano per buttar il Cav fuori dal Senato. Il Pd invita il Pdl a cambiare leader. Ma milioni di italiani credono ancora in Silvio. E continueranno a farlo

Silvio Berlusconi saluta i suoi simpatizzanti davanti villa San Martino ad Arcore
Silvio Berlusconi saluta i suoi simpatizzanti davanti villa San Martino ad Arcore

Non sarà certo una condanna vile e politica a tumulare il popolo del centrodestra nelle fogne della politica. Non saranno nemmeno i parrucconi e i soloni dellla sinistra manettara e giustizialista a dettare dove mettere la croce alle prossime elezioni. I vari Marco Travaglio, Pierluigi Bersani, Beppe Grillo e Antonio Di Pietro devono mettersi l'animaccia in pace: i teoremi messi insieme dai pm milanesi e approvati dai magistrati della Cassazione non basteranno a imbavagliare Silvio Berlusconi. Chi ha creduto in Forza Italia prima e nel Pdl dopo continuerà a seguire il Cavaliere che, subito dopo il verdetto violento e liberticida della Suprema Corte, ha assicurato militanti, fan e supporter che non ha alcuna intenzione di mollare, andrà avanti. E il progetto sarà un ritorno a Forza Italia per guardare al futuro.

Alle ultime elezioni quasi nove milioni di italiani hanno votato per Berlusconi. Il 25% dell'elettorato, tanto per capirci. Non quattro manigoldi, evasori fiscali, sfruttatori delle donnacce e chi più ne ha più ne metta, come vorrebbero invece farci credere i compagni della sinistra. Uno su tutti? Bersani che, ancora con la bava alla bocca per la scoppola incassata alle politiche, ha invitato il Pdl a far fuori il Cavaliere. "Dopo la condanna vorrei che si chiedesse al Pdl se intende essere guidato da chi è stato condannato per evasione fiscale - ha detto l’ex segretario del Pd - il Pdl deve mostrare se è una formazione politica o se è un raggruppamento che vive solo col capo". La dichiarazione ha suscitato l'ovvia indignazione delle schiere pidielline che hanno assicurato la leadership di Berlusconi. Qui, però, c'è un piccolo particolare che sfugge ai più. Berlusconi è leader non perché ha l'imprimatur della sinistra o perché i vertici del Pdl lo vogliono alla guida del partito ma perché svariati milioni di italiani credono in lui, per la sua storia, per il suo progetto politico, per l'impegno e i risultati ottenuti in vent'anni da statista e in una vita da imprenditore. Questo è indubbio. Nemmeno Gianfranco Fini riuscì, tramando in parlamento, a scalzarlo da Palazzo Chigi e, soprattutto, dalla guida del centrodestra. Adesso il Movimento 5 Stelle già freme per sbatterlo fuori da Palazzo Madama. Nichi Vendola arriva addirittura a intonare il requiem: "A questo punto deve fare un passo indietro dalla scena pubblica". Roberto Saviano passa subito agli insulti: "Ci toccherà ascoltare un martire relegato in una villa da dove consiglierà i suoi o nei servizi sociali attivo al fianco dei deboli". Sono gli anti Cav di sempre: non gli sembra vero che l'infausta profezia di Nanni Moretti si sia (quasi) avverata.

Certo, la condanna fa male. Fa male a Berlusconi e al centrodestra. Ma soprattutto fa male alla democrazia e alla giustizia, entrambe martiri del verdetto della Cassazione. "E adesso?", si chiedono quei dieci milioni di italiani che anche alle ultime elezioni hanno creduto nel Cavaliere. La sinistra crede di aver sconfitto l'eterno nemico, assapora la vittoria alle prossime elezioni e medita come far cadere il premier Enrico Letta. Ma è davvero tutto già scritto? Macché. Alle ultime elezioni i sondaggisti davano il Pdl intorno al 10%, poi se ne è uscito dalle urne col 25%. Mica male per un partito moribondo. La notizia del ritorno di Forza Italia con la data di settembre non è un mistero, ma il fatto che Berlusconi, nel giorno della condanna definitiva a quattro anni di reclusione, rilanci con ancor più vigore il progetto per un nuovo centrodestra ha un significato specifico: non solo che il Cavaliere non ha nessuna intenzione di farsi da parte e fare il condannato agli arresti domiciliari chiudendo il lungo capitolo della sua vita politica, ma che anzi ha un piano ben preciso. Tornare ai fasti di Forza Italia con se stesso come unico deus ex machina del movimento. Nessuno potrà arginare Berlusconi. Non ci riusciranno i magistrati, non ci riusciranno i grillini e i democratici, non ci riusciranno presunti (mezzi) leader improvvisati all'ultimo momento. Nessuno di loro potrà mai vietare al popolo del centrodestra di seguire Berlusconi.

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