Malagiustizia, nuovo record: sentenza attesa da 16 anni

La denuncia di un manager ferrarese. La causa intentata nel 1997 è ancora aperta e può costare a un imprenditore 1 milione di euro

Malagiustizia, nuovo record: sentenza attesa da 16 anni

Roma - Attende inutilmente da sedici anni di avere giustizia. Ma le lungaggini processuali italiane sembrano avere la meglio su Antonio Ruffo, amministratore delegato della Fruitgrowing, che rischia di veder svanire i suoi diritti di imprenditore. La sua è una storia di ordinaria malagiustizia, che gli ha già procurato un danno economico di un milione di euro per mancato guadagno.

Il manager, titolare di una ditta nel Ferrarese, si occupa dal 1979 di acquisire i diritti su varietà da frutto brevettate dagli agricoltori. Da quel momento spetta a lui concedere le licenze per la produzione a chi è interessato alla coltivazione. «In particolare - racconta Ruffo assistito dall'avvocato Carlo E. Mayr - la mia azienda ha anche l'esclusiva europea dell'uva da tavola Red Globe, una varietà originaria della California, di colore rosato. Dopo aver ottenuto il rilascio del brevetto nell'anno 1992, ho concesso i vari nullaosta per la produzione e la vendita di questa qualità. Nel 1997, però, ho scoperto duemila ettari di vigneti abusivi a Mazzarrone, in provincia di Catania. Sicilia e Puglia, del resto, sono le regioni dove viene prodotta l'80 per cento dell'uva che mangiamo».
Dopo un tentativo di composizione amichevole, l'imprenditore ha presentato ricorso con un provvedimento d'urgenza per chiedere il sequestro dei vigneti sulla base del «fumus boni iuris» (il titolo del brevetto) e di «periculum in mora», cioè la possibilità da parte degli agricoltori di reiterare l'illecito. «Così la mia ditta ha ottenuto il sequestro - prosegue Ruffo - ma dietro reclamo delle controparti, il giudice di merito ha revocato, inspiegabilmente, il provvedimento. Successivamente è iniziata la causa civile di merito per l'accertamento dell'illecito e la quantificazione del danno». Nel 2008 la sentenza di primo grado del tribunale di Caltagirone ha riconosciuto i diritti di brevetto dell'imprenditore ferrarese, condannando le controparti a distruggere i vigneti, a pagare la royalty dovuta, i danni e le spese processuali.

Ma gli agricoltori non si sono arresi e hanno presentato ricorso in appello, a Catania, riuscendo a ottenere la sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza. I giudici d'appello nell'ottobre scorso hanno così disposto una nuova consulenza tecnica. Intanto sono passati 16 anni dalla denuncia di Ruffo e i magistrati ancora non sono riusciti a stabilire se i suoi diritti sono validi. «Purtroppo, però, per alcuni brevetti vegetali che durano 20 anni - dice disperato il manager - il rischio è l'esaurimento della protezione brevettuale. Per me questo si traduce in un danno da un milione di euro: la mia società avrebbe dovuto guadagnare 60 centesimi su ogni pianta “fuorilegge”. Non c'è da stupirsi allora se le aziende straniere preferiscono non investire in Italia sapendo che è un Paese incapace di tutelare i diritti degli imprenditori».

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