Manovra, le opposizioni s'infuriano: seduta sospesa in Commissione

Le opposizioni vanno sulle barricate contro il governo per la legge di Bilancio: Pd e Terzo Polo abbandonano i lavori. Attesa per l'intervento del ministro Giorgetti

Manovra, le opposizioni s'infuriano: seduta sospesa in Commissione

Il clima era teso ormai da giorni e già questa mattina erano arrivati segnali di un crescente malcontento tra i partiti al di fuori della maggioranza. Ed ecco che in serata gli animi si sono surriscaldati sempre di più in commissione Bilancio per il ritardo da parte del governo nella presentazione del pacchetto di emendamenti alla manovra. La bagarre ha portato alla sospensione della seduta tra le proteste delle opposizioni.

Bagarre in Commissione: seduta sospesa

Come riferito dall'Adnkronos, il Movimento 5 Stelle ha chiesto di sospendere le votazioni fino a quando non verranno rese note le modifiche. Il Partito democratico e Verdi-Sinistra italiana hanno abbandonato i lavori. Lo stesso ha fatto il Terzo Polo. Invece il M5S al momento resta presente. "Noi restiamo, aspettiamo Giorgetti, abbiamo delle cose da dirgli. Non pensi di venire a fare una conferenza stampa", ha spiegato la grillina Vittoria Baldino.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo in Commissione, ha spiegato che le cause del ritardo vanno cercate nel fatto che la presidenza della Camera ha chiesto di spacchettare rispetto a un maxi-emendamento: "Quindi abbiamo dovuto fare un lavoro molto complicato di spacchettamento, che ha riguardato le coperture".

A rendere pubblica l'ira del Pd è stata la capogruppo Debora Serracchiani: "Se la fanno da soli la manovra. È assurdo. È sette volte che ci dicono un orario e sette volte che lo cambiano. Il pacchetto di emendamenti non c'è e il ministro verrebbe a fare il solito comizio. Non esiste che si tratti così il Parlamento". Dura presa di posizione anche da parte di Luigi Marattin di Italia Viva: "Si è superato ogni limite umano. C'è un limite anche alle prese in giro".

La norma sul Pos

La norma sul Pos potrebbe saltare dalla legge di Bilancio. Fonti di governo hanno fatto sapere all'Ansa che l'intenzione dell'esecutivo sarebbe quella di sostituire l'articolo in questione, cambiando l'impostazione e inserendo una previsione sui crediti di imposta. Inizialmente si voleva cancellare l'obbligo per gli esercenti di accettare i pagamenti attraverso il Pos per cifre inferiori ai 60 euro.

Ma si va verso il nulla di fatto. La decisione sarebbe stata assunta al termine di un confronto con la Commissione Ue: sull'innalzamento della quota a 60 euro per i pagamenti elettronici sarebbe stato sottolineato come alcuni aspetti potessero contrastare con milestone e target del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) raggiunti dall'Italia lo scorso anno.

L'intesa sul Sud

Maggioranza e opposizioni hanno raggiunto l'intesa su una serie di emendamenti presentati da vari gruppi, ad esempio sul credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nel Sud e nelle Zone economiche speciali e sul credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo nelle Regioni del Mezzogiorno.

Per Roberto Pella di Forza Italia, relatore della legge di Bilancio in commissione alla Camera, si tratta del "primo segnale di unità del Parlamento dopo giorni di lavoro". Il governo ha accolto anche un emendamento del Partito democratico per l'aumento della cosiddetta quota premiale del Fondo sanitario nazionale.

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