Il medico di fiducia Zangrillo: «Vi racconto il Cavaliere segreto»

Il medico di fiducia Zangrillo: «Vi racconto il Cavaliere segreto»

RomaAngelino Alfano? Un «giuda», un «traditore». Il giudizio tranchant non è di un esponente di Forza Italia, ma di Alberto Zangrillo, ordinario di Anestesiologia e terapia intensiva all'Università San Raffaele di Milano e, soprattutto, medico personale di Silvio Berlusconi. Intervistato venerdì sera da Nicola Porro durante la trasmissione Virus di Rai2, non ha usato mezze misure e, posto dinanzi ad alcuni suoi vecchi tweet scambiati con il leader del Nuovo Centro Destra e con l'ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ha esposto il proprio parere sulla scissione consumatasi nei mesi scorsi.
«Tranne Formigoni - ha detto - tutti questi signori li ho visti coi pantaloncini corti e con le ballerine, poi sono passati ai pantaloni lunghi e al tacco 12. Li ho visti nascere, devono tutto a quell'uomo (Berlusconi, ndr) hanno fatto i ministri, hanno fatto la seconda carica dello Stato, hanno fatto il ministro della Giustizia, il ministro dell'Interno» e ora «si spellano le mani (per applaudire l'ex delfino; ndr), ridacchiano». Un'ingratitudine che Zangrillo aveva già sintetizzato sul social network citando un passo del Vangelo secondo Marco: «Quello che bacerò; è lui, arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Si tratta dell'accordo di Giuda con le guardie inviate da sommi sacerdoti e farisei per arrestare Gesù al Getsemani.
Ma il medico ha spiegato che la sua non è acrimonia, ma solo la sottolineatura di una profonda irriconoscenza nei confronti di un benefattore politico. «Questi signori - ha aggiunto - hanno, dal punto di vista umano (perché ho la fortuna di vedere entrambi gli ambiti), tradito e si sono comportati in maniera irriguardosa verso un uomo che non meritava di essere trattato in questo modo». Una riprovazione che infastidisce oltre ogni misura il luminare che ha confessato di non poter più «andare in giro per Milano per quella foto», cioè il manifesto elettorale di Ncd con Alfano che alza i pugni.
Ma dalle parole di Zangrillo emerge un ritratto di silvio Berlusconi che non è quello che viene dipinto dalla maggior parte della stampa. «È un uomo estremamente rispettoso dei diritti degli altri, estremamente generoso non merita quello che di lui emerge comunemente sui media» definiti «ingenerosi».
Un rapporto quasi trentennale quello del medico con il Cav. Inizialmente di tipo professionale e poi via via rafforzatosi. «Lavoro al San Raffaele dall'86, avevamo un'amicizia in comune, da cosa nasce cosa... E poi l'uomo ha trovato in me caratteristiche positive e così è nata la consuetudine, la familiarità e l'amicizia». Zangrillo non ha tratto vantaggi personali, anzi l'essere vicino a Berlusconi gli ha impedito di diventare rettore dell'ateneo milanese. «I miei colleghi mi hanno votato e ho vinto le elezioni per il rettorato. In un momento difficile della vita dell'istituto, però, la politica ha fatto sapere che era meglio che il medico di Berlusconi non diventasse rettore», ha rivelato.
Ma quando si tratta del leader di Forza Italia il pregiudizio prevale su qualsiasi altra istanza. E la memoria torna al lancio della statuetta a Piazza del Duomo nel dicembre del 2009. «Molte persone hanno posto il dubbio che non fosse una situazione reale, io ero in macchina con lui e voleva tranquillizzare i famigliari, sono stati momenti drammatici cui ne sono seguiti altri spiacevoli per come è stata interpretata questa vicenda», ha ricordato.
Berlusconi, invece, viene presentato come un mistificatore, denigrato, offeso. È il caso dell'uveite che colpì il Cavaliere nel marzo 2013 impedendogli di presenziare a un'udienza del processo Ruby o dell'attuale infiammazione al ginocchio (per la quale è stato dimesso ieri). «Mi dà fastidio la malafede manifesta. «Si è pensato che fosse una circostanza creata ad arte, non è così. Qualcuno si spinge a pensare che in previsione del 10 aprile ci siamo portati avanti. Se è necessario, lo dimostreremo». È questo il paradosso di un'Italia dove il nemico pubblico è Berlusconi e si tralasciano «circostanze che meriterebbero di essere perseguite in maniera decisa».

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