Il medico privo di camice ascolta la voce del sangue

Vive da eremita sull'Appennino. In fila alle 5 di mattina col biglietto per avere la dieta basata sui gruppi 0, A, AB e B. "Evitate il latte: conduce all'Alzheimer"

Il medico privo di camice ascolta la voce del sangue

Si raggiunge Mogliazze, anzi le Mogliazze, percorrendo una mulattiera che mani pietose asfaltarono temporibus illis, 7 chilometri di tornanti a strapiombo sulla Valle del Carlone. Non prima, per chi ci crede, d'essersi raccomandati l'anima a Dio. Giunti quasi in cima all'Appennino piacentino, più che una frazione del Comune di Bobbio appare un crocicchio. Quattro case. Un cartello avverte che è impossibile proseguire se non si ha un appuntamento. Io ce l'ho, ma cambia poco, perché il dottor Pietro Mozzi, vestito da contadino, sta riducendo in ciocchi un tronco e nessuno osa disturbarlo, fors'anche perché impugna un'ascia. Nella corte rurale tre cani abbaiano agli intrusi. Su un cespuglio di santoreggia fiorita svolazza un campionario di farfalle che farebbe la felicità di qualsiasi lepidotterologo. Giovani stranieri d'ambo i sessi (scoprirò più tardi che si trattava di giapponesi, taiwanesi, coreani, tedeschi, messicani e italiani partecipanti a un campo di lavoro) si congedano commossi dalla moglie e dai due figli del padrone di casa. Dopo mezz'ora d'inutile attesa, faccio presente allo spaccalegna con la barba da profeta che s'era detto per le 10 ed egli abbandona all'istante le occupazioni agresti per ritornare ciò che è: un medico.
Assai particolare, come medico, il dottor Mozzi, nato il 23 gennaio 1950 a Bobbio, «gruppo 0 negativo, segno Acquario», laureato in medicina e chirurgia all'Università di Parma nel 1977: mai indossato il camice bianco in vita sua, mai prescritto un farmaco ai malati o a se stesso, mai avuto un ambulatorio, mai messo piede in ospedale («solo nel 1974, al San Raffaele di Milano, ma da studente»). Come autore del libro La dieta del dottor Mozzi, stampato dalla cooperativa Mogliazze, ha venduto oltre 100.000 copie, «sono saliti tutti fin quassù a farmi la corte, da Feltrinelli a Mondadori, perché volevano che ne pubblicassi un altro, vaglielo a spiegare che non avevo nient'altro da aggiungere». Come divulgatore compare ogni secondo venerdì del mese dalle 20.45 alle 22.45 su Telecolor, emittente di Cremona, dove da nove anni conduce Box salute, attirandosi le benedizioni dei pazienti e i fulmini dei colleghi.
Le sue controverse teorie scientifiche, che grazie a un incessante passaparola l'hanno trasformato in una sorta di guru, si riassumono così: «La salute dipende da ciò che mangiamo. Sia per non ammalarsi sia per guarire bisogna adottare un'alimentazione in base al gruppo sanguigno - 0, A, B, AB - che ha deciso per noi fin dalla nascita quali sono gli alimenti consentiti e quelli vietati. Essere sani significa star bene senza far ricorso a farmaci e avendo le analisi ematochimiche in ordine. Il latte e i suoi derivati sono veleni per tutti, quindi da evitarsi tassativamente». Negli ultimi tempi il telepredicatore s'è spinto a sostenere addirittura che «latte e latticini sono responsabili dell'avanzata del morbo di Alzheimer».
Delle sette famiglie che nel primo dopoguerra vivevano a Mogliazze, oggi restano solo i quattro Mozzi, dediti al frutteto, all'orto, all'apicoltura e a un gregge di 50 pecore. Se non fosse per il trattore, si potrebbero scambiare per Amish. Il medico ha sposato Veglia nel 2012, dopo trent'anni di convivenza: docente di lettere ora in pensione, la signora si faceva a piedi due volte al giorno Mogliazze-Bobbio, 1.600 metri di dislivello, per andare a insegnare alla scuola media. Il primogenito, Martino, laureato in biologia, è stato partorito qui il 4 dicembre 1982, «non avevamo neanche l'acqua in casa», un ventennio dopo l'ultima nata, Luciana Tornari, anche lei venuta al mondo un 4 dicembre, «un passaggio di testimone: la vita è una staffetta». La secondogenita, Esther, classe 1984, ha visto la luce un giorno prima, il 3 dicembre: «Ha frequentato solo il liceo linguistico, ma potrebbe mandare avanti da sola il San Raffaele». Sembra tenerci molto, il dottor Mozzi, alla cabala del calendario: «Ha visto il cippo lungo la strada? Ricorda il punto in cui il 15 maggio 1999 si schiantò con la sua bici Joris Reinert, un giovane belga che era stato ospite da noi durante l'inverno; s'era persino fatto un igloo per dormirci dentro. Terzo di cinque figli. I primi tre sono morti appena compiuti i 25 anni: malattia, suicidio, incidente. Tutt'e tre erano nati un giorno 5 o un multiplo di 5. Tutt'e tre sono morti un giorno 5 o un multiplo di 5. Gli altri due fratelli sono in vita: non hanno il 5 o un multiplo di 5 nella loro data di nascita. Penso che vi siano storie che stanno al di sopra di tutto e di tutti. Joris aveva un appuntamento».

Crede nella predestinazione?
«Credere... Mio padre credeva in Dio. Io no. Però mi sto impegnando per rifare il tetto della chiesa di San Cristoforo, che ha visto salendo qui. Avrà notato che la facciata e i muri perimetrali presentano cinque ordini di pietre nere. Quei macigni scuri se li portò sulle spalle a uno a uno il prete che agli inizi del Novecento saliva da Bobbio a celebrare messa, pensi che fede! Io invece diffido dei dogmi, quindi anche di vegetariani e vegani, propagatori di ideologie spaventose».

Com'è nata la sua vocazione per la medicina?
«C'è un percorso segnato per ognuno di noi. Mio zio Guido era medico, mia zia Antonietta pure. Ho sempre avuto fin da bambino la passione di scoprire perché gli uomini s'ammalano».

Perché non ha mai esercitato?
«Detesto il camice bianco e gli ospedali: odorano di malattia e di morte, non di salute e di vita. Chi ha bisogno di una visita, sa dove trovarmi».

Ha amici medici che seguono i suoi precetti salutistici?
«No. Però diventiamo amici dopo che li ho curati. I miei colleghi sarebbero disposti a trapiantare anche il cervello. A tutti, tranne che ai loro familiari. Ho proposto al presidente dell'Ordine dei medici di Piacenza: raduna 20 colleghi, 10 che accettano i miei consigli e 10 che seguono la medicina ufficiale, e vediamo chi ottiene i risultati migliori, cioè guarire senza farmaci. Campa cavallo. Eppure un medico di Parma che ha passato i 40, il dottor Pasquale, il cognome non lo dico, obeso, iperteso, imbottito di medicine dall'età di 26 anni, in 12 mesi l'ho fatto scendere da 100 chili a 70. Oggi non prende più nulla e sta benone».

Con la sola dieta?
«Certo. Anziché indagare sulle cause delle malattie, i medici rimuovono tonsille, adenoidi e appendici, cioè le pattumiere del corpo umano, senza capire che quegli organi sono i primi custodi della nostra salute. Nessuno che indaghi sul cibo. I governanti non hanno capito che l'Occidente va a ramengo per colpa delle diete sbagliate. Basterebbe che un terzo dei malati bisognosi di cure stessero meglio e avremmo soldi per tutto, dalle pensioni al lavoro giovanile. La crisi economica cesserebbe subito».

Come mai si fa un gran parlare di lei?
«Lo vede su che bricco abito da 40 anni? Ho subìto tre processi perché il nostro modo di vivere fuori dagli schemi dava fastidio, mi hanno accusato persino di furto di fascine e occupazione di orti. Scendo nel mondo civile solo tre volte al mese, la prima domenica a Pavia, la seconda ad Appiano Gentile e la quarta a Monza, per partecipare ai mercatini biologici con marmellate, ortaggi, estratti di erbe, salsa di pomodoro e dado vegetale prodotti dalla nostra cooperativa. La terza domenica mi riposo, visto che le mie ultime ferie risalgono al novembre di 40 anni fa e che agli appuntamenti pubblici trovo 200 o 300 persone in fila col biglietto numerato sin dalle 5 del mattino per scambiare una parola con me. A tutti do una risposta».

Tiene anche molte conferenze.
«Non direi. Sei o sette l'anno».

Fa pagare 5 euro d'ingresso.
«Anche 10. Ma non io: gli organizzatori. E non sempre. Sono appena stato a Canzo per la Croce rossa. Se mi offrono qualcosa, va al restauro della chiesa».

Perché ha sospeso i contatti attraverso il suo sito?
«Non ci tenevo dietro».

Lei sostiene che le malattie sono correlate a cibo e gruppo sanguigno. Non mi pare una teoria scientifica.
«Infatti è statistica, frutto di 40 anni d'osservazioni prima di tutto su me stesso, a cominciare dalle tonsilliti scatenate dalle fragole e dalle bronchiti provocate dai fichi. Poi estese ad almeno 70.000 pazienti affetti da malattie che ho curato correggendo l'alimentazione. In Italia vi sono 4 milioni di diabetici. Potrei dimezzare questo numero nel giro di un anno. Ma poi i produttori d'insulina e i diabetologi di che camperebbero?».

Il soggetto di gruppo 0 che caratteristiche presenta?
«Sistema immunitario reattivo. S'ammala in tempi rapidi e altrettanto velocemente guarisce. Vietati cereali, salumi, melanzane, minestroni, patate, caffè, polpo, seppia, latte, yogurt e formaggi, a eccezione di quelli caprini e della mozzarella. Sconsigliata la frutta: lo manda in depressione. Con carne rossa e salmone crudo scaccia ogni malanno».

Quello di gruppo A?
«Sistema immunitario poco robusto. Se mangia carne rossa si fa del male. Deve evitare latticini grassi e stagionati, cereali, pomodori, patate, peperoni. Raccomandati trota, merluzzo, salmone, tonno e sgombro, anche in scatola, checché se ne dica».

Quello del gruppo B?
«Sistema immunitario robusto, esposto però a malattie del sangue e autoimmuni. Vietati cereali, pollo, crostacei, pomodori e zucca. Se mangia kebab senza pane, campa cent'anni. L'antica Roma sottomise il mondo perché si nutriva di agnello allo spiedo. Perse l'impero quando cominciò a coltivare i cereali».

Quello del gruppo AB?
«Se si ammala, ci mette un'eternità a guarire. Per fortuna si ammala poco. Ma se non gli concedi orari umani, week-end liberi e ferie, lo uccidi. Deve astenersi da burro, formaggi, carni rosse. Mangiando agnello, sta benone. La carne ovina è consigliata a tutti, tranne che al gruppo A. Infatti sono pecore e montoni ad aver fatto progredire l'umanità, fornendogli cibo per nutrirsi e lana per coprirsi. L'Occidente sta affondando sotto il peso della sindrome metabolica: peso, pressione, colesterolo, trigliceridi e glicemia. L'islam invece continua a cibarsi di carni ovine e dilaga».

Gli attentati dell'11 settembre 2001 sarebbero da attribuire al kebab?
«Pietro Micca, soldato sabaudo che nel 1706 salvò Torino dall'assedio dei francesi facendosi saltare in aria con una mina, era un talebano ante litteram. Ma sui libri di scuola non si studia più».

Se toglie latte e latticini a tutti, come apporta calcio alla dieta?
«E come fanno i cinesi e gli altri popoli che non consumano latte dopo lo svezzamento? Il calcio si trova dovunque: acqua, verdure, legumi, carne, pesce, uova. La cicoria ne contiene più del latte, le mandorle addirittura il doppio. A provocare l'osteoporosi è la rimozione del calcio dalle ossa a seguito di un'alimentazione sbagliata».

Se toglie i cereali, che snack rimane a metà mattina?
«Cubetti di carne masticati come se fossero chewing-gum. Meglio se di tacchino: fa bene a tutti i gruppi».

Che altro suggerisce per mantenersi in buona salute?
«Io sono del gruppo 0, quindi appena sveglio bevo una tazza d'acqua tiepida. La colazione più tardi. Agli altri gruppi consiglio acqua e limone. Poi una doccia fredda. Il 31 dicembre mi lavo all'alba nella vasca della sorgente qui fuori: un modo per ringraziare la natura. E lo stesso faccio una volta al mese. La neve non mi preoccupa: mi ci rotolo nudo».

La sua salute come va?
«Pressione, glicemia e prostata a posto, funzioni sessuali idem. Non faccio analisi del sangue da anni».

Se le diagnosticassero un cancro, come si curerebbe?
«Dipende. Ho una casistica spaventosa su ciò che mangiano i pazienti oncologici, so persino che tipo di aceto usano».

E se fosse un tumore al pancreas?
«Eliminerei cereali e grassi, visto che il pancreas produce due enzimi, amilasi e lipasi, preposti a digerirli. Se il tumore non fosse operabile, non mi sottoporrei a chemioterapia».

Un piatto che non mangia mai?
«I fritti, soprattutto se fatti col burro».

Che cosa pensa del digiuno?
«Fa bene. Ma se poi riprendi con l'alimentazione sbagliata... Papa Francesco, che lo ha proposto per scongiurare la guerra in Siria, dovrebbe digiunare tutti i giorni. Gli voglio bene, ma lo vedo troppo largo, troppo gonfio».

C'è un cibo a cui non rinuncerebbe?
«Ho ben altri desideri».

Quali?
«Vedere la gente star meglio».

(672. Continua)
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

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