Melandri, scena da Maxxi zarina Convoca un cronista e lo striglia

RomaTempi duri per i giornalisti. Le black list di Grillo, e poi le scenate della Melandri, ex ministro e plurionorevole (cinque legislature), nominate presidente del Maxxi di Roma dal governo Monti, tra mille polemiche, subito dopo l'annuncio della sua non ricandidatura al Parlamento (oplà, ricollocata). Il guaio è che le polemiche, dalla nomina di ottobre scorso sono continuate e le critiche piovono con regolarità sulla gestione Melandri del più importante museo di arti contemporanee della Capitale, anche se l'ex ministra della Cultura dei governi D'Alema, veltroniana, le sopporta male. Mentre è ancora in ballo la nomina del direttore generale del Maxxi (selezione affidata ad un head hunter), la presidente Melandri ha provveduto a coprire un'altra casella dirigenziale, quella di segretario generale del museo.
La scelta della Melandri è caduta su un suo storico collaboratore, l'avvocato Francesco Spano, già docente nelle scuole di formazione del Pd, già consulente legislativo della Melandri, già capo della «Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale» che la Melandri istituì da Ministro delle Politiche giovanili. Dal pluralismo religioso all'arte contemporanea, per chiamata diretta della Melandri, compenso 72mila euro lordi annui. La notizia l'ha data per primo il collega Edoardo Sassi del Corriere della Sera, che poi, su Facebook, ha raccontato il sequel. Gli telefonano dalla segreteria del Maxxi, perché «la presidente ti vuole conoscere». Un pretesto per una maxxi lavata di capo per la cronaca fastidiosa. «“La presidente” non voleva affatto conoscermi - scrive il cronista su Facebook - bensì, avvezza ai meccanismi e all'arroganza tipica di chi ha molta dimestichezza col potere, semmai rimproverarmi. Cioè lamentarsi con me, un giornalista, per una serie di articoli a lei sgraditi. Lei: “Come mai lei è sempre così antipatico con noi?” (noi chi? Plurale maiestatis?). Io: “Io non sono antipatico con voi, io faccio il mio mestiere, che mi rende spesso antipatico a molti, chieda in giro....”. “Bene, antipatico o no, se fa il suo mestiere farebbe bene a controllare le sue fonti”». Fonti attendibili, visto che la notizia era vera, il problema è un altro: la notizia è sgradita, il cronista va ripreso. «Una breve e sintetica cronaca di un'orribile scena subita nel cosiddetto “museo” delle arti del XXI secolo».
La Melandri peraltro è disturbata da altri antipatici, come gli artisti e critici d'arte (tra cui lo scrittore Fulvio Abbate) firmatari di una lettera-appello per chiedere le dimissioni della Melandri dal Maxxi. «Non si tratta solo di una mancanza di titoli e conoscenze - scrivono i firmatari del gruppo «Maxxinostri» - ma anche di una incapacità evidente. La nomina di un suo collaboratore come segretario generale del Maxxi lascia esterrefatti. Dopo scivoloni come l'imbarazzante mostra dedicata ad Alighiero Boetti, o la cancellazione senza spiegazioni di mostre di un certo rilievo internazionale, ma anche decisioni molto discutibili che hanno impedito la visione di film ritenuti incompatibili con la campagna elettorale, non vediamo cos'altro debba accadere». Seguirà convocazione per strigliata negli uffici della presidente?

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