Se da una parte una Ong tedesca ha trovato ancora giudici che smontano i decreti del governo, come è accaduto a Medici senza frontiere con la Geo Barents, dall’altra parte un’altra nave viene sanzionata. È il caso di Sea-Watch, un’altra Ong tedesca, la cui nave omonima, la Sea-Watch 5 è stata fermata dall’amministrazione nel porto di Trapani. Il motivo è, ormai, sempre lo stesso: nonostante le fosse stato assegnato un altro porto, nello specifico quello di Marina di Carrara, la nave ha scelto arbitrariamente un altro porto. Un’azione in autonomia, che ha delle conseguenze: 20 giorni di fermo e 10mila euro di multa.
“La punizione nei confronti di Sea Watch per l'azione di disobbedienza civile in difesa del diritto internazionale è purtroppo in linea con l'approccio repressivo che il governo sta adottando in maniera sempre più aggressiva nei confronti delle libertà e dei diritti civili. Tutto ciò nel silenzio della politica sull'ecatombe nel Mediterraneo dove solo negli ultimi giorni hanno perso la vita altre circa 65 persone, morte annegate o di stenti alla deriva, in attesa di soccorsi”, ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. Il cortocircuito è evidente: se si sceglie di fare disobbedienza civile, come indica il nome stesso, allora si è consapevoli di violare una legge nella quale non ci si riconosce. Quindi ci si assume la responsabilità delle proprie azioni. Ma le Ong sanno quel che fanno: finora i giudici hanno spesso sospeso i fermi nave, poi annullando tutto, quando una nave Ong ha violato il “decreto Piantedosi”. Quale sarà la sorte di questo caso non è dato saperlo, è pressoché sicuro che l’organizzazione farà ricorso, nonostante esistano sentenze del Tar che ricordano come solo le autorità possano stabilire i porti di sbarco in base a criteri che non devono essere rivelati, tra cui la sicurezza nazionale.
E come se fosse una ripicca, la stessa Ong ha annunciato la partenza di una nuova missione per rispondere al blocco di Sea-Watch 5, stavolta con una barca piccola, l’Aurora, un veliero che per le sue caratteristiche non può essere assegnato a porti lontani.
Nella nota dell’Ong tedesca, infatti, si legge: “Sea-Watch risponde con una nuova missione della nostra nave veloce Aurora”. Una sfida aperta che, tra ricorsi e nuove partenze, sembra non voler trovare una sintesi definitiva tra il rispetto delle leggi e le strategie di pressione politica.