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Minacce alla deputata leghista Simonetta Matone: "Chiediti sempre cosa ti aspetta dietro l'angolo"

La mail inviata all'ex magistrato: "Pensi di essere intoccabile, ma prima o poi ci sarà una bella sorpresa"

Minacce alla deputata leghista Simonetta Matone: "Chiediti sempre cosa ti aspetta dietro l'angolo"
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Nell'attuale clima politico italiano, le minacce più o meno gravi verso esponenti della parte avversaria sembrano ormai la norma. L'ultima a finire nel mirino di - per ora - ignoti è stata Simonetta Matone, deputata leghista ed ex magistrato. "Ogni tua parola è un nonsenso, come quelle che caratterizzavano il ventennio, al quale la tua presenza fa continuamente riferimento. Pensi di essere intoccabile quando invece dovresti preoccuparti ad ogni tuo passo e chiederti sempre cosa o chi ti aspetta dietro l'angolo mentre cammini; perché una cosa è sicura: prima o poi ci sarà una bella sorpresa", si legge in una mail che le è stata inviata. Matone ha già informato la polizia postale di quanto avvenuto.

L'ex magistrato ha un curriculum di altissimo profilo. Dal 1979 al 1981 ha diretto il carcere Le Murate a Firenze, dove erano detenuti i capi di “Prima Linea”. Dal 1981 al 1982 è stata giudice presso il Tribunale di Lecco, mentre dal 1983 al 1986 ha assunto il ruolo di magistrato di sorveglianza presso la Corte di Appello di Roma. Nel corso della sua carriera ha preso parte a processi molto importanti, come quello sulla riduzione in schiavitù di minori rom o quello a carico di un gruppo di naziskin responsabili di aver aggredito extracomunitari. Il ruolo che le è stato più caro è quello che ha coperto dal 1991 al 2008, quando è stata sostituto procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Roma. Il suo primo impegno politico risale al 1987, quando il ministro della Giustizia Giuliano Vassalli la nomina a capo della sua segreteria.

Il 23 marzo 2021 è stata nominata Consigliera di fiducia dell'Università La Sapienza di Roma dalla rettrice Antonella Polimeni, un ruolo che prevedeva di accogliere le segnalazioni del personale e degli studenti al fine di indirizzare i provvedimenti necessari in ogni singolo caso. La decisione aveva suscitato le ire di alcune associazioni Lgbt, come Famiglie Arcobaleno, Agedo, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Gaynet Roma e Uaar Roma, che inviarono una lettera di protesta alla rettrice. Le ragioni di questa reazione sono state generate dalle affermazioni di Matone riguardo alle unioni civili e la firma dell’appello del Centro Studi Livatino contro la legge Cirinnà.

In particolare, il magistrato aveva contestato “la sovrapposizione, contenuta nel ddl, del regime matrimoniale a quello delle unioni civili, la cui sostanza fa parlare a pieno titolo di “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”, e posto l’attenzione sul “danno per il bambino derivante dall’adozione same sex, con la eliminazione di una delle figure di genitore e la duplicazione dell’altra; la circostanza che si giungerebbe direttamente alla legittimazione dell’utero in affitto”.

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