Il ministro Fornero, tra gaffe, allergia per i giornalisti e dichiarazioni avventate

Dalle lacrime alla paccata, dall'allergia nei confronti dei giornalisti alle lezioni impartite ai cittadini: un anno di Fornero

Il ministro Fornero, tra gaffe, allergia per i giornalisti e dichiarazioni avventate

Non è questione di essere choosy o di fare il titolo su una parola errata, ché sappiamo com'è difficile la vita di un ministro. Il punto è fare i conti con la realtà: il ministro Elsa Fornero ha un rapporto complicato con le parole. E con i giornalisti.

La fuga dall'inviato delle Iene che chiedeva lumi sulle irregolarità dell'Isfol, ente pubblico controllato dal ministero e regno di precari e lavoratori in nero, è solo la punta di un iceberg. Le ormai celebri lacrime, scese al sol pronunciar la parola sacrifici, segnarono l'inizio di un percorso dialettico e comportamentale del ministro costellato da una serie di gaffe, uscite pubbliche e dichiarazioni destinate a destar polemica.

Tanto che persino la diretta interessata si accorse dell'accanimento giornalistico riservatole e in una conferenza stampa annunciò: "Parlerò molto lentamente perché ogni parola dovrò pensarla, naturalmente farò degli errori, e saranno gli errori a fare i titoli". È finito il tempo delle cattedre e delle lezioni unilaterali prive di contraddittorio. Al netto della pressione mediatica e di eventuali esagerazioni giornalistiche, il ministro è stata calata in un posto diverso e ha assunto un ruolo diverso. "Deve capire com'è difficile la vita di un ministro", spiegò il 31 ottobre 2012 a un malato di Sla.

Ai poveri disoccupati che sentirono dalla stampa che nella riforma del lavoro era stata cancellata l'esenzione per i ticket per gli esami diagnostici e per altre prestazioni specialistiche, dopo ore di panico, Fornero rispose che trattavasi di “refuso”. Per rimanere in tema di riforma del lavoro, era difficile pensare che i giornalisti non avrebbero posto l'accento sulla sua ammissione: "C'è il rischio di incentivare il lavoro nero”.

Quando poi si pose sulla stessa linea del premier Monti in merito alla "monotonia" del posto fisso, spiegando che "bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare, questo vorrebbe dire fare promesse facili, dare illusioni”, la rivolta degli utenti in rete fu virulenta e si scagliò contro la figlia del ministro del Welfare, Silvia Deaglio, professore associato di Genetica medica alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino, dove hanno insegnato sia mamma che papà.

Dichiarazione che fece il paio con quella sui giovani troppo choosy -schizzinosi - poiché cercano a tutti i costi un lavoro dignitoso, e dunque non precario. Frase che le è costata persino un esposto dal padre di Norman Zarcone, il dottorando in filosofia del Linguaggio che si tolse la vita a Palermo come segno di protesta contro le baronie universitarie e contro la precarietà.

Nonostante faccia parte del governo, il ministro rimane pur sempre un docente. E il vizio di dare lezioni non lo ha mai perso. Lo dimostrò quando, in un convegno di Confagricoltura, disse che l'agricoltura "è un’occupazione, ti rende giovane e ti mantiene giovane". Tornino sui campi le braccia rubate all'agricoltura, insomma.

L'altra lezione la rivolse direttamente ai giornalisti quando chiese loro di abolire l'articolo determinativo femminile davanti al suo cognome: al bando "la" Fornero, promosso il generico "Fornero". Per un articolo abolito, c'è un termine da aggiungere. Così la Fornero (ci perdoni se non rispettiamo le sue regole) si cimentò nello sdoganamento del linguaggio giovanile: "È chiaro che se uno comincia a dire no, perché noi dovremmo mettere lì una paccata di miliardi e poi dire voi diteci di sì. No, non si fa così", ha sintetizzato così lo stato dell'arte dei rapporti tra il governo e il sindacato.

Un'altra lezione la riservò agli uomini, invitandoli a fare più lavori di casa. I giovani li bacchettò così: "Sanno troppo poco: non conoscono le lingue, italiano compreso, e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto". Sul tema degli esodati poi, i dietrofront e il balletto sulle cifre con l'Inps è stato ampiamente sviscerato. Così come sul tema della crescita e sulla tutela dei più deboli, il mea culpa è stato palese: "Pensavamo che alle misure di rigore seguisse la crescita, ma questo non si è verificato", "Sui più deboli siamo in ritardo. Io ho qualche responsabilità".

Certo, se alle precarie ci si rivolge dicendo che l'Italia è un "Paese pieno di contraddizioni, che ha il sole per nove mesi e con un reddito base la gente si dagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro", la critica sorge spontanea. "Non ci hanno chiamato a distribuire caramelle", disse la Fornero parlando della crisi economica che attanaglia il Belpaese. Epperò nemmeno a distribuire figuracce.

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