Sono trascorsi ormai molti mesi da quando Salim el Koudri si è lanciato con la sua auto sulla folla nel centro di Modena. Mesi durante i quali è caduto un silenzio totale, nonostante la morte di una delle sue vittime e il gravissimo ferimento di altre. La sinistra aveva già archiviato il caso definendolo un paziente psichiatrico e questo secondo loro basta per chiudere il quadro. Nessun islamismo, quindi, nessun atto volontario volto a colpire il Paese ma solo l’azione di una persona malata, secondo la corrente dominante. Il Giornale, però, ha continuato a indagare e ha fatto emergere l’esistenza di video molto interessanti a livello investigativo, nei quali l’uomo minacciava l’Italia. E ora, in attesa di capire come vorrà procedere la giustizia e in attesa dei risultati della perizia psichiatrica, anche la politica alza la voce e chiede risposte, con una frangia di sinistra, guidata da Matteo Renzi, che rompe il silenzio.
“Quando El Koudri si è lanciato con l’auto sulla folla, una parte dei commentatori e della politica ha avuto troppa fretta di dire: è un folle isolato, ha un disagio psichico, va soltanto curato. Noi chiedemmo subito di non escludere nulla. Ora il Giornale pubblica elementi importantissimi: avevamo o no ragione a pretendere che venisse approfondita anche la possibile matrice jihadista?”, chiede Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega, a fronte delle tante polemiche dei mesi scorsi e delle accuse di strumentalizzazione. È necessario attendere che l’iter giudiziario giunga alla sua naturale conclusione ma, nel frattempo, continua l’esponente del Carroccio, “nessun elemento può essere nascosto o liquidato perché disturba la favola buonista. Perché una parte del giornalismo e della politica ha escluso con tanta sicurezza la pista jihadista? E perché Mezzetti attacca chi pone domande invece di pretendere chiarezza? Prendersela con il Giornale non cancella gli elementi emersi e non dà risposte ai cittadini”.
“In tutto questo tempo la sinistra ha taciuto sulla vera matrice di quanto successo a Modena, una matrice jihadista che ci pone ancora una volta di fronte ai rischi della radicalizzazione e del fondamentalismo islamico. Un pericolo che dobbiamo contrastare con forza come sta facendo il governo Meloni con la difesa dei confini e della nostra identità”, sottolinea il vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia in Senato, Raffaele Speranzon.
“I video girati prima dell’atto terroristico sono un elemento fondamentale e che per la prima volta potrebbe confermare i sospetti di radicalizzazione”, dichiara Pietro Vignali, membro della segreteria nazionale di Forza Italia, capogruppo in Regione e Segretario regionale dell’Emilia-Romagna, sottolineando come quanto emerso debba però “aprire una riflessione seria anche sul modello di integrazione portato avanti per decenni in Emilia-Romagna”. Vignali, infatti, ha sottolineato che “la possibilità che fenomeni di radicalizzazione attecchiscano in un territorio che ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione una propria bandiera deve preoccupare e soprattutto deve spingerci a interrogarci senza pregiudizi”, perché “non basta accogliere: bisogna integrare davvero. Il modello emiliano ha troppo spesso concentrato richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati in grandi strutture affidate spesso alle cooperative, confondendo l’accoglienza materiale con l’integrazione sociale e culturale”. Allo stesso modo, “riteniamo sbagliata quell’idea arrendevole di integrazione per cui, nel timore di urtare sensibilità diverse, si finisce per mettere in secondo piano le nostre tradizioni, la nostra storia e i valori della cultura occidentale e cristiana”, perché “l’integrazione autentica non richiede la rinuncia alla nostra identità, ma il rispetto reciproco e la condivisione delle regole fondamentali della società nella quale si sceglie di vivere”.
Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna, evidenzia l’annoso problema che si presenta nel territorio, dove la situazione “in merito alla crescita di episodi di radicalismo islamico richiede un’attenzione immediata: continuiamo a ricevere numerose e preoccupanti segnalazioni da parte dei residenti riguardo alla presenza di centri culturali e moschee abusive nelle nostre città. A questo si sommano purtroppo diversi episodi legati al radicalismo islamico in varie province della nostra regione, come Bologna, Reggio Emilia e Modena; eventi gravissimi che troppo spesso vengono liquidati o giustificati come semplice ‘disagio’”. Fratelli d’Italia sul tema ha fatto anche un’interrogazione alla giunta, chiedendo il numero di controlli ispettivi effettuati negli ultimi tre anni sugli immobili adibiti a raduni religiosi e per capire quali linee operative e strumenti di supporto fossero stati forniti ai Comuni ma, spiega Evangelisti, “la risposta della Giunta è stata grave e sconcertante: ci è stato comunicato che tali informazioni non sono in possesso dell’amministrazione poiché la sicurezza pubblica spetta esclusivamente al Ministero dell’Interno”. Ma non è esattamente così, perché la stessa capogruppo di FdI, a nome del partito, considera “questa replica un’ammissione di una totale assenza di controllo sul territorio, ignorando che la regolarità urbanistica degli immobili sia invece una precisa responsabilità locale”.
L’episodio di Modena di maggio 2026 è il più noto e grave ma sono numerosi i campanelli d’allarme nella regione. Facendo qualche esempio, a maggio 2026 un 22enne è stato arrestato a Reggio Emilia per terrorismo internazionale, a giugno 2026 è stato arrestato a Bologna un minore che “studiava” come jihadista. Non va dimenticato l’incontro di aprile 2026 in una scuola di Modena dal titolo “Identità e fede islamica” con relatore un esponente dell’Ucoii. Tutto questo evidenzia un problema sistemico nel territorio, che non può più essere ignorato.
