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Molestie e 25 aprile, così Askatasuna smentisce se stessa

Gli antagonisti del centro sociale nelle intercettazioni si mostrano diversi. Domani sul nosto quotidiano troverete tutte le carte da cui emerge il vero volto dei militanti

Molestie e 25 aprile, così Askatasuna smentisce se stessa
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Askatasuna è tornato a processo o, meglio, i suoi militanti sono tornati in Aula per il procedimento d’Appello e nelle carte con le motivazioni della sentenza di primo grado emerge un quadro del centro sociale ben diverso rispetto a quello che hanno sempre cercato di trasmettere al pubblico. Domani su Il Giornale troverete tutte le carte da cui emerge il vero volto dei militanti.

L’accoglienza nei confronti dei migranti? Solo facciata, come si evince da queste intercettazioni. Così come il diritto alla casa, solo opportunismo politico per conquistare le simpatie, perché al primo problema ecco che tutti fuori. Un errore? Magari no, ma sicuramente non è quello che professano pubblicamente, così come non pensano davvero che il 25 aprile possa essere un Giorno della memoria. “Minchia mi hanno tirato in mezzo”, si lamenta uno degli antagonisti, “cioè veramente il 25 aprile è stata la scadenza che io meno…”. Ma non è l’unico, perché il suo interlocutore è sembrato concordare: “rottura di cazzo infinita… Vecchi balbuzienti che raccontavano cazzate e poi scopri che quelli che erano sopravvissuti è gente che ha portato una lettera in bicicletta una volta”. Non certo discorsi da parte di chi si professa tutore del 25 aprile e rivendica il diritto di precedenza nel suo festeggiamento.

E poi ci sono le accuse di molestie che però non trovano la strada per emergere, anzi. “Loro sono andati a casa insieme, hanno scopato, serata normalissima poi mentre dormiva lui ha tentato un approccio e lei non ha voluto. Gli ha detto che cazzo fai?”, si raccontano due antagonisti al telefono. Lui ci sarebbe “rimasto male” e poi avrebbe raccontato a un tizio di “averne fatte di cose per cui doveva chiedere scusa a tante tipe, per rapporti brutti... nel senso violenze verbali o spinte”.

E poi c’è un’altra storia, di un altro esponente che viene considerato uno tutto d’un pezzo, quindi utile alla causa ma una attivista avrebbe accusato il “movimento antagonista di aver tollerato Angelo in quanto considerato uno che spacca”, tollerando “che lui picchiasse la ragazza, che la minacciasse, che l’avesse sbattuta con la faccia sul tavolo, e lei stessa sarebbe stata costretta a sopportare, oltre una serie di problemi nella sua comunità, anche la presenza e lo sguardo”.

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