La libertà di culto va garantita, ma trasformare la nuova moschea di Torino in un simbolo internazionale dell’identità religiosa - con finanziamenti anche dal governo del Marocco - è un’altra questione. Alberto Cirio mette un punto fermo sul progetto alla periferia nord del capoluogo piemontese e chiede che le istituzioni facciano piena chiarezza. Nessuna preclusione verso uno spazio destinato alla preghiera, dunque: le perplessità del presidente del Piemonte riguardano le ambizioni e il ruolo che qualcuno vorrebbe attribuire alla struttura.
Cirio affronta il tema a margine della firma del protocollo d’intesa per il riconoscimento della candidatura a patrimonio Unesco del “Chilometro quadrato della carità” e parte da una premessa: “Sono liberale e penso che la libertà di tutti vada garantita specialmente quelle costituzionalmente protette come la libertà di credere in ciò che si vuole”. Un principio che per il governatore deve accompagnarsi alla responsabilità di chi rappresenta un’istituzione e ha il dovere di verificare che cosa accada sul territorio.
Il discrimine è proprio questo. Riconoscere uno spazio a chi chiede di pregare è “giusto e doveroso”, osserva Cirio. Il quadro cambia quando l’obiettivo dichiarato diventa quello di creare “il simbolo più grande del Piemonte, d’Italia o d’Europa della mia identità” e di farne un riferimento per tutti. In quel caso, sottolinea il presidente, “credo sia giusto che le istituzioni si preoccupino di capire fino in fondo cosa accade in quel luogo”.
La richiesta è quindi quella di un approfondimento da parte della Regione: “Se si tratta di uno spazio religioso, dunque, va bene, se, invece, è un simbolo di identità religiosa da rilanciare a livello internazionale come qualcuno ha voluto dipingerlo credo meriti un profondo approfondimento da parte della nostra istituzione regionale”. Parole con cui Cirio delimita il terreno della questione: la verifica sul progetto e sulla sua portata, precisa, “non vuol dire limitare la libertà religiosa”.
Il passaggio più netto arriva quando il governatore richiama anche il tema dei finanziamenti. Se l’intenzione è fare della moschea un simbolo internazionale di identità religiosa, “peraltro finanziato anche dal governo del Marocco”, afferma, “io sono contrario e penso che facciamo bene a preoccuparcene e a utilizzare tutti gli strumenti normativi”.
Cirio non indica, nelle dichiarazioni, quali strumenti potrebbero essere impiegati né annuncia provvedimenti specifici. Ma la posizione politica è esplicita: la tutela della preghiera non esaurisce le responsabilità delle istituzioni davanti a un progetto presentato con ambizioni internazionali. Su questo il presidente del Piemonte chiede di andare fino in fondo.
