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"Sull'immigrazione il Pd critica ma non presenta proposte"

L'ex senatore dem Nicola Latorre: "L'approccio è demagogico, le Ong possono creare problemi"

"Il Pd critica ma non presenta proposte"

"Il Pd? Non ha una linea sull'immigrazione". Nicola Latorre, ex esponente dem e oggi direttore dell'ente di diritto pubblico Agenzia industrie difesa (Aid), non usa mezzi termini. E ha quasi nostalgia del partito di qualche anno fa.

Nel 2017 lei è stato presidente della commissione Difesa del Senato che ha svolto una indagine conoscitiva sull'operato delle Ong.

"Eravamo allora nel pieno di uno scontro politico durissimo sull'immigrazione. Eppure sulla base di quel documento l'allora ministro degli Interni Minniti sottoscrisse con tutte le Ong l'accordo che ne regolava l'attività".

Cosa è cambiato da allora?

"Sono cambiate tante cose ma la principale è che anziché implementare la strategia nella quale il rapporto con le Ong era uno degli aspetti accanto ad altri che riguardavano la politica Estera, di Difesa, dell'Intelligence, tutti raccolti in una comune visione e gestione, la si è via via smontata lasciando il campo anche a sinistra ad approcci sempre più parziali e quindi oggettivamente inefficaci e demagogici".

Oggi manca una strategia chiara, insomma.

"Oggi tutto il dibattito pubblico e le posizioni delle forze politiche mi sembrano più funzionali a piantare bandierine e a parlare ai propri elettori. Non emerge un progetto strategico che si proponga di governare un fenomeno che tra alti e bassi ci accompagnerà ancora per molto tempo".

Il Pd oggi critica il decreto anti Ong, ma senza regolamentazione non si rischia un affollamento di navi private nel Mediterraneo?

"Purtroppo il Pd oggi critica senza avere una proposta alternativa. Ma appellandosi al solo principio che occorre salvare le vite umane. Le Ong hanno una straordinaria utilità se operano in sintonia con le istituzioni altrimenti possono creare più problemi di quanti ne risolvono. Di fronte a un fenomeno di queste proporzioni è sbagliato criminalizzare le ONG ma è altrettanto assurdo pensare che esse possano muoversi senza uno stretto rapporto con gli organi istituzionalmente preposti a controllare e intervenire".

Come se ne esce?

"Siamo di fronte a imbarcazioni che sono in mare con l'unico scopo di svolgere attività di salvataggio e quindi devono operare nell'ambito di una strategia adottata da chi é primariamente preposto a gestire gli spazi marini. Questo tra l'altro consentirebbe una attività molto più efficace e lineare anche in termini di salvataggi. Insomma non si può prescindere da un codice di comportamento".

Nel 2017 lei parlava di chiudere i porti alle Ong che non collaboravano e anche Minniti era sulla stessa linea. Oggi il Pd sembra disconoscere quelle idee.

"Per la precisione non parlavamo di chiudere i porti a quelle Ong ma di non consentire ad esse di operare fuori dai codici di comportamento sottoscritti. E chi lo faceva doveva metterne in conto le conseguenze come deve essere in tutte le situazioni che prevedono regole".

Criticavate anche l'operato di Malta e della Tunisia

"L'atteggiamento pilatesco allora era di Malta. Mentre la Tunisia collaborava e anzi aveva condiviso una significativa quantità di rimpatri in cambio di un supporto alle politiche di sviluppo del Paese. Spero che quel rapporto con la Tunisia si possa recuperare anche oggi".

Quanto paga per il Pd in termini di consenso mantenere la linea di oggi sull'immigrazione?

"A questa domanda le potrò rispondere quando il Pd avrà una linea sull'argomento".

E il nuovo corso Schlein?

"Sarei ipocrita se le dicessi che la sinistra alla quale con encomiabile passione ed entusiasmo pensa Schlein sia la stessa alla quale penso io. Ne apprezzo il coraggio e la determinazione e quanto al futuro politico di questo Pd lo scopriremo solo vivendo".

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