Niente ricevimento al Colle per il 2 giugno. Sel: sopprimere la sfilata

RomaPassata non è la tempesta, non è aria di far festa. La cifra del secondo mandato di re Giorgio Napolitano, un mandato «di servizio» e dunque «eccezionale», sta tutto in quella parola più volte calata dal Quirinale come asso di bastoni di fronte alla generale dissipazione (d'energie, se non di risorse e buongusto): «Sobrietà». Termine dall'apparenza un po' retrò, ma dal sapore decisamente meno sgradevole dell'austerità che la crisi impone. Inversione di tendenza, e monito che sembra rivolto a chi ha di più: soldi, potere, responsabilità. Termine che richiede esempi dall'alto, e dunque la soppressione del ricevimento al Quirinale per il «Due giugno» non solo è dovuto, ma pare ennesima scelta di buon senso.
«Ragioni di sobrietà e massima attenzione al momento di grave difficoltà che larghe fasce di popolazione attraversano» recita la nota, non trascurando di precisare che invece «nel pomeriggio saranno aperti, come di consueto, ai cittadini i giardini del Quirinale». Napolitano «si limiterà a tenere il proprio discorso in tv agli italiani e a partecipare alla parata militare ai Fori imperiali». Anch'essa, come l'anno scorso, in tono minore, durata: un'oretta. Cosa che non ha distolto esponenti della sinistra (in primis Vendola) a chiedere di sopprimerla del tutto, e immediate ire della destra.
Quando si dice sobrietà. Così, mentre un decreto del presidente l'altro giorno ha sancito risparmi sui costi del personale che si aggireranno intorno al milione di euro (con tentativo di raggiungere cespiti ancora più sostanziosi), l'appena dimesso portavoce di Napolitano, Pasquale Cascella, non perde l'occasione di un'intervista radiofonica per uniformarsi al clima del Paese. S'era compreso che la sua scelta di mantenere la candidatura nella propria città natale, piuttosto che restare al fianco di Napolitano, stesse a significare un mandato breve. Lo stesso presidente l'aveva detto.
Ma Cascella è andato ben oltre: «Napolitano non resterà sette anni, no. Il tempo di vedere le riforme avviate e lascerà. Tre anni? Speriamo molto prima. Non ha mai pensato a essere rieletto, altrimenti io non mi sarei candidato a Barletta. Il suo è stato un rinnovo funzionale... Comunque fisicamente sta bene, lo si vede, le apparizioni pubbliche non mancano». E ancora: «Tra Pd e Pdl non è un matrimonio, è una convivenza temporanea. Berlusconi è una personalità votata dagli italiani, questo non possiamo dimenticarlo... Io tifavo per Bersani... Il presidente non ha la tessera del Pd, io neppure, ma forse la prendo: al congresso vorrò dire la mia...».
Aperto il rubinetto, Cascella non si trattiene. Racconta di come Onida volesse dimettersi dopo lo scherzo radiofonico («Almeno io non posso uccidermi come l'infermiera inglese», disse) e Napolitano l'abbia trattenuto («Non dia troppa importanza alla cosa»). E infine l'ex portavoce (ruolo un tempo sobriamente inteso come «portasilenzi») attacca Travaglio che, per le amarezze causate al consigliere D'Ambrosio, morto d'infarto, «dovrebbe avere problemi di coscienza». «Opinioni personali», il gelido commento del Colle. E visibilità elettorale, in un Paese per il quale la «sobrietà» è un evento anomalo. Anzi, piuttosto eccezionale.

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