No Tav "terroristi" contro politici e pm

Tre intimidazioni in un giorno: molotov a senatore Pd, minacce ai giudici e a un cronista. Gli inquirenti: deriva violenta

No Tav "terroristi" contro politici e pm

Torino - Il messaggio che hanno voluto mandare gli anarchici insurrezionalisti è chiaro, cristallino: possiamo colpirvi e possiamo farlo anche nei posti in cui vi sentite più protetti, come le vostre case e perfino dentro il palazzo di Giustizia. È questa la chiave di lettura che gli investigatori danno alla triplice offensiva messa in atto ieri dalle frange più estremiste del movimento No Tav. Frange che in un solo giorno hanno dimostrato di poter colpire contemporaneamente un senatore, dei magistrati e un giornalista. Prima le molotov trovate davanti alla porta di casa di Stefano Esposito, senatore Pd «Sì Tav» e vicepresidente della commissione Trasporti al Senato (che ha ricevuto il sostegno dell'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ha telefonato dall'ospedale in cui è ricoverato per fargli avere la sua solidarietà e un abbraccio). Poi la diffusione di un video nel quale il cronista della Stampa Massimo Numa, che si occupa delle vicende No Tav e già destinatario di un pacco bomba, viene ritratto in momenti di vita quotidiana. Infine l'atto vandalico in sei bagni all'interno del Palagiustizia, dislocati a pochi passi dagli uffici dei magistrati e dei giudici che hanno firmato le ordinanze contro gli attivisti contrari alla realizzazione della Torino-Lione. In quest'ultimo caso i No Tav, che hanno rivendicato il gesto attaccando nei bagni adesivi di solidarietà ai quattro attivisti arrestati a dicembre, hanno manomesso i servizi igienici che si trovano accanto agli uffici del pm Antonio Rinaudo, del gip Federica Bompieri che aveva firmato le ordinanze di custodia cautelare, e del giudice Quinto Bosio, presidente del collegio del processo contro i 56 No Tav per gli scontri in Val Susa nell'estate del 2011. Il tutto nel giorno in cui il tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per i quattro manifestanti arrestati lo scorso 9 dicembre con l'accusa di attentato con finalità terroristiche in relazione a un assalto al cantiere Tav di Chiomonte avvenuto lo scorso 14 maggio.

Dal giorno dell'arresto dei quattro si è registrata un'escalation di violenza e di minacce, con insulti anche ai pm Rinaudo e Padalino e all'ex procuratore Gian Carlo Caselli sui muri di decine di caseggiati, anche in zone da loro frequentate abitualmente. La battaglia contro la Tav sta facendo un nuovo salto di qualità e ormai la strada dell'eversione è stata imboccata. A scandire il cambiamento è stata l'avanzata del fronte anarchico, le cui strategie hanno preso il sopravvento rispetto alla linea dei centri sociali come Askatasuna. Le ultime azioni di protesta, comprese quelle contro il cantiere di Chiomonte, sono state decise per solidarizzare con i quattro presunti terroristi. Azioni sparse sul territorio italiano, ma anche all'estero, a dimostrazione di come la battaglia No Tav, abbinata alla lotta contro il sistema carcerario, sia diventata una guerra anarchica senza confini.

C'è di più, e gli inquirenti non nascondono la loro preoccupazione al riguardo. La strategia, infatti, sembra seguire una logica ben precisa. Nell'ultimo anno sono andate diminuendo le proteste di piazza, così come sono andati via via diminuendo gli assalti al cantiere. Il tutto a vantaggio di azioni estemporanee contro le aziende collegate alla realizzazione del tunnel geognostico alla Maddalena. Proprio in quella fase si è segnata la spaccatura tra autonomi e anarchici. Questi ultimi, sui loro siti di riferimento, hanno accusato gli autonomi di Askatasuna di non aver rivendicato le azioni di sabotaggio. L'invito degli anarchici era di alzare il tiro. E mentre gli autonomi sono rimasti fermi a guardare, l'ala anarchica ha raccolto lo scettro della protesta portando nella lotta No Tav le proprie strategie. Tanto che dai danneggiamenti ai macchinari si è passati a prendere di mira le persone. Per oro solo minacce e gesti intimidatori, ma la paura è che la prossima volta si decida di colpire in maniera più violenta e mirata.

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