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Ora il Cav vuole chiarimenti dal Colle

Il Prof ha fallito. E Berlusconi: Monti non è in discussione, ma lo spread resta alto e le riforme sono ferme

Ora il Cav vuole chiarimenti dal Colle

«Dichiariamo guerra a San Marino così, forti dell'articolo 60 della Costituzione, possiamo prorogare la durata del Parlamento finché non si supera la crisi». In un venerdì che per le Borse sarà sì «nero» ma che a Montecitorio è da vuoto pneumatico, la battuta dell'unico deputato che si scorge in Transatlantico non è così folle come può sembrare. Non certo per la peregrina ipotesi di prendere le armi contro la Serenissima Repubblica, quanto perché l'idea di un prossimo governo che sia sulla scia di quello attuale sta prendendo sempre più piede. Spinta da mister spread più che da reali volontà politiche, ma tant'è.
E infatti pure il Cavaliere in questo momento a staccare la spina all'esecutivo Monti non ci pensa neanche lontanamente. Non che non sia piuttosto perplesso dal fatto che dopo otto mesi di governo dei professori lo spread sia ancora le stelle tanto da chiudere ieri a quota 504. Anzi, secondo Berlusconi - mai ce ne fosse stato bisogno - è la dimostrazione che «il ritornello con il quale mi hanno chiesto di dimettermi era solo una bufala» e che il differenziale tra Bund tedeschi e Bot «certo non dipendeva dal fatto che a Palazzo Chigi ci fossi io invece di qualcun'altro». Tutti argomenti di cui vorrebbe parlare nei prossimi giorni con Napolitano. Non solo perché deve essere chiaro che quello dello spread era un «pretesto», ma anche perché il suo passo indietro è stato motivato con un'argomentazione specifica: si faranno le riforme. E, ripete il Cavaliere ai suoi, ora ci ritroviamo con il Pd sull'Aventino persino sul semipresidenzialismo. Non a caso, l'ex premier pensa di salire al Colle dopo che mercoledì il Senato lo approverà. Anche per dare un segnale politico.
Detto questo, è chiaro che il governo non è in discussione. Perché, spiega Bonaiuti, in una situazione di questo genere tutto si può fare «fuorché togliere l'appoggio a Monti». Soprattutto con la prospettiva di un'offensiva speculativa senza precedenti ad agosto, visto che il Parlamento Europeo è già stato pre-allertato per un'eventuale audizione del presidente della Bce Draghi nel caso la situazione della Spagna diventasse insostenibile. Staccare la spina adesso, dunque, sarebbe un suicidio. Anche sotto il profilo politico, visto l'alto rischio che un nuovo governo uscito dalle urne sia comunque molto più instabile di quello attuale.
Ed è forse questa una delle ragioni che rendono l'ipotesi di una grande coalizione anche dopo il 2013, magari ad urne chiuse, non proprio stravagante. Perché pur non volendola nessuno (o, per meglio dire, pur auspicandola in pochissimi) potrebbe finire con l'essere l'inevitabile conseguenza di una situazione ingovernabile. Berlusconi l'ha capito, tanto che tra le tante ipotesi sul suo tavolo c'è anche questa. E non esclude, nel caso si prendesse quella strada, di far necessità virtù. Certo, molto dipenderà dalla legge elettorale con la quale si andrà a votare. Che, secondo i più, sarà quella attuale, magari con qualche ritocco. La trattativa, infatti, pare essersi arenata, tanto che in molti già dicono che «se ne riparlerà a settembre». Anche se non la vede così Quagliariello - rappresentate del Pdl nel Comitato ristretto del Senato che la prossima settimana affronterà il nodo riforma elettorale - che si dice «possibilista» rispetto ad un'intesa prima dell'estate. Ancora pochi giorni e sapremo come andrà a finire.
Già, perché il sistema di voto con il quale sarà eletto il prossimo Parlamento non è certo un dettaglio. Se davvero si arrivasse ad una modifica in senso proporzionale, infatti, la grande coalizione o comunque una riedizione «politica» del governo Monti avrebbe molte più chances. Diverso se si dovesse votare con il Porcellum. E l'avvicinamento degli ultimi giorni tra Bersani e Casini sembra avvalorare questa seconda ipotesi se, come qualcuno sostiene, i due hanno in mente una coalizione che vada da Sel al Terzo polo passando per il Pd. Una soluzione, spiega Mario Mauro, che non porterebbe da nessuna parte. Secondo il capodelegazione del Pdl all'Europarlamento, infatti, «il tempo in cui viviamo è eccezionale» e a questo «si deve rispondere con una presa di coscienza eccezionale». Come capitò «quando la guerra ci ha messo in ginocchio». Per questo, insiste Mauro, «Pd e Pdl dovrebbero mettere tutto il peso di cui sono capaci sulla stessa mattonella».

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