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Oriana e i Fallaci

Tutto profuma di Medioriente in questa nuova sinistra radical e non più troppo chic che ha riscoperto perfino anarchici e brigatisti invitandoli nelle scuole e schierandoli in piazza e alle urne del referendum

Oriana e i Fallaci
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Le elezioni a Venezia con finale in arabo e invocazioni ad Allah. Il giovane jihadista tunisino di Firenze, con finale al carcere minorile e caccia ai complici e alla loro furia islamista, pronti com'erano a organizzare un attentato sempre invocando Allah. I prodi eroi, per me antieroi, della Flotilla trasformata da Pd e M5s in testimonial di quello che è da ormai un decennio un progetto targato Hamas che ha come obiettivo concentrare l'attenzione sul regime terroristico di Gaza, trasformandolo in vittima, propaganda riuscita così bene da averci fatto cascare milioni di persone e persino il governo di Israele. Tutto profuma di Medioriente in questa nuova sinistra radical e non più troppo chic che ha riscoperto perfino anarchici e brigatisti invitandoli nelle scuole e schierandoli in piazza e alle urne del referendum, senza mai un dubbio su raccolte di fondi ed esponenti filopalestinesi finiti poi dentro indagini o in carcere con accuse di sostegno al terrorismo di Hamas. Ma a sinistra si finge di non sapere perché, pur seguendo ormai pedissequamente (scusate l'espressione di quando c'era lui) le tracce ben segnate di Francia e Gran Bretagna dove ormai i partiti islamisti si sono affrancati perfino dalle loro navi madri laburiste e brillano, si fa per dire, di luce propria. L'unica volta in cui è vietato parlare di islamismo è a Modena. Lì non si può. È razzismo. E invece è proprio il contrario.

Come ci insegna la storia dei nostri cugini d'oltralpe e d'oltremanica dove il legame fra radicalizzazione politica e violenza è storicizzato. Solo che non lo vogliamo vedere. Perché ce lo disse Oriana Fallaci. Ma forse era una donna, come quelle di un tempo, e quindi in quella cultura non contava poi molto.

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