Il decreto Lavoro spacca la maggioranza

Scontro sul decreto Lavoro. Il governo pone la fiducia. Ncd e Scelta Civica frenano: "Daremo battaglia al Senato"

Il decreto Lavoro spacca la maggioranza

"Siamo in campagna elettorale chi non è nel governo spara sul governo. Non sono un ministro politico, ma anch’io queste cose le capisco". Intervenendo a Radio Anch'io, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan respinge le critiche che nelle ultime ore hanno sono piovute sul Tesoro e assicura la riforma messa a punto dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti servirà a "creare maggiore occupazione". Ma, nonostante le rassicurazioni del Tesoro, Ncd e Scelta Civica non intendono appoggiare il testo ritoccato dal Pd. Tanto che il parere della commissione Bilancio passa con appena quattro voti di scarto e dal provvidenziale arrivo di undici deputati dem, piovuti da altre commissioni "in soccorso" viste le assenze dentro il gruppo. Alla fine al governo non resta che porre la questione di fiducia.

Incassato il Def, le scadenze economiche sono comunque serrate. Se da una parte il decreto Irpef appare fumoso e lacunoso, dall'altra le misure sul lavoro stanno ulteriormente acuendo la frattura tra Partito democratico e Nuovo centrodestra. "Non è che la riforma Fornero non vada più bene, ma nel frattempo le condizioni recessive sono peggiorate - avverte Padoan - purtroppo vediamo che c’è una ripresa ancora fragile anche se positiva e questo stenta a tradursi in occupazione". L'obiettivo del governo è sostenere la crescita che, stando ai dati del Tesoro, "si sta consolidando" anche attraverso il mercato del lavoro. "Per questo - assicura il ministro dell'Economia - le coperture economiche si troveranno". Secondo l’inquilino di via XX settembre con la riforma del mercato del lavoro cambierà, infatti, il meccanismo di allocazione delle risorse anche per gli ammortizzatori. "Si tratta - contiunua - di cambiare il meccanismo attraverso cui si offre sostegno ai lavoratori".

Oggi la legge, che è stata cambiata dalla sinistra, arriva alla Camera. E la maggioranza rischia di spaccarsi. Ncd ha già detto di essere fortemente contrario. "Al momento non c’è accordo sul decreto lavoro, noi non lo votiamo - ha detto Fabrizio Cicchitto a Coffee Break - è un passo avanti rispetto alla riforma Fornero ma la proposta era migliore prima del passaggio in commissione". Ma lo stop al governo è intimato da altri esponenti di primo piano del partito di Alfano: da Roberto Formigoni che definisce "invotabile" il testo presentato in aula con gli emendamenti del Pd, fino a Nunzia De Girolamo secondo cui "solo un accordo nella maggioranza può consentire l’ulteriore iter del provvedimento". Proteste che, tuttavia, all'entourage di Matteo Renzi sembrano fare né caldo né freddo. "La strada è quella giusta - ha replicato Dario Nardella - con i mal di pancia si conviverà, ma bisogna andare avanti".

Il Nuovo centrodestra fa la voce grossa ma riesce a imporsi. Tanto che, una volta imposta la fiducia dal governo, agli alfaniani non resta che adeguarsi. "Voteremo la fiducia al governo riformista di Renzi e Poletti - ha promesso Maurizio Sacconi - ma non rinunciamo alla nostra battaglia in Senato, sicuri di una mediazione".

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