Immigrazione, Parlamento Ue scaricabarile

Approvata una risoluzione sui flussi di migranti nel Mediterraneo in cui si chiede di "modificare o rivedere normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare". Questo è stato interpretato come un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini, ma non è proprio così

Immigrazione, Parlamento Ue scaricabarile

Il Parlamento europeo scarica il barile sull'Italia. La tragedia di Lampedusa ha sortito un effetto pilatesco nei piani alti di Bruxelles. Più che autocritica e ricerca di soluzioni, l'Unione Europa preferisce lavarsi le mani e fare confusione. Come? Oggi il Parlamento Ue ha approvato una risoluzione bipartisan sui flussi di migranti nel Mediterraneo in cui si chiede tra l’altro di "modificare o rivedere eventuali normative che infliggono sanzioni a chi presta assistenza in mare". Molti organi di informazioni lo hanno interpretato come un implicito riferimento alla legge Bossi-Fini. In realtà, la questione è controversa. Perché il “testo unico sull’immigrazione” al comma 2 dell'articolo 12 non vieta di prestare soccorso ("Non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”). Tuttavia, il comma precedente recita invece così: "Chiunque in violazione delle disposizioni del presente testo unico compie atti diretti a procurare l’ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero ovvero atti diretti a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa fino a 15.000 euro per ogni persona”. Ma quest'ultima parte è riferita agli scafisti. A sposare la linea anti-Bossi-Fini è il ministro per l’Integrazione, Cècile Kyenge che, ad una domanda sulla possibilità di abolire la legge, nel corso del programma "Pane quotidiano" su Rai3, ha dichiarato: "Vanno riviste le norme sull’immigrazione. Abbiamo un governo di responsabilità, ed esistono altre vie per la modifica della legge, in particolare in Parlamento, e che non riguardano necessariamente il governo".

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