A un passo dalla crisi

Alfano e Schifani danno l'ultimatum al Pd sulla decadenza di Berlusconi

A un passo dalla crisi

Truccata fino in fondo. Non bastava, nella partita per abbattere Berlusconi, lo scempio giudiziario perpetrato nei tre gradi di giudizio, non bastava che il presidente della Cassazione avesse da tempo in odio Berlusconi e che anticipasse a un giornale la motivazione della sentenza. Abbiamo pure dovuto vedere il presidente della Repubblica violare il suo dovere di equidistanza e nominare in un colpo solo quattro discutibili senatori a vita dichiaratamente di sinistra per rafforzare il Pd in caso di crisi di governo. E ora dobbiamo subire pure il «no» del presidente del Senato, l'ex magistrato (guarda caso) Piero Grasso, al Pdl che ha chiesto di sostituire alcuni membri della giunta che dovrà decidere nei prossimi giorni sulla decadenza di Berlusconi. Non si trattava di un trucco, né di un capriccio. È che la giunta del Senato è equiparabile, giuridicamente parlando, alla corte di un tribunale. I senatori membri, cioè i giudici, dovrebbero entrare in aula senza pregiudizi e decidere solo in base alle carte di accusa e difesa. E invece molti di loro hanno già annunciato come voteranno (per la decadenza di Berlusconi). È come se in un normale processo il giudice aprisse i lavori dicendo all'imputato: detto che comunque ti condanno, sentiamo che hai da dire e poi sparisci.
Per questo ieri è arrivato un altolà forte, e spero definitivo, del Pdl. Basta trattative su un improbabile intervento del Quirinale per sanare la situazione (Napolitano, a mio avviso, sta solo comprando tempo), basta tentare di convincere il Pd a sospendere il voto sulla decadenza di Berlusconi in attesa di un parere della Corte costituzionale sull'applicabilità della legge Severino (quella che regola la materia) al caso Berlusconi. Ieri Schifani e Alfano hanno dato un chiaro ultimatum alla sinistra: o subito garanzie sul rispetto delle regole e dei diritti di tutti, oppure sarà crisi. Perché coi boia non ci si accompagna e tantomeno si governa. Perché non ci si può fidare di chi trucca il risultato delle elezioni nominando quattro senatori a vita tutti del Pd. Ho una sensazione: questa volta non è uno dei tanti cambi di umore dell'ultimo mese. È una decisione, e in assenza di fatti decisivi diventerà presto un fatto.