Il Pdl non ci sta: "È una persecuzione"

Da Schifani a Brunetta, i big del partito si schierano con il Cav: "Atto finale di una guerra ventennale"

Il Pdl non ci sta: "È una persecuzione"

«È l'atto finale di un attacco iniziato nel '94». «La Procura ha messo per iscritto il teorema di Milano». «Berlusconi colpevole per forza». «Siamo all'ingiustificabile giuridico e alla deroga ad personam». Le motivazioni della Corte d'Appello di Milano scatenano la rabbia del Pdl. Un coro univoco e senza stonature in cui si raccoglie l'ira, lo stupore, la sensazione che ormai la giustizia abbia assunto un carattere limpidamente politico, esorbitante rispetto a una corretta dialettica giuridica.

Renato Schifani
«L'unica prova è quella dell'eterno pregiudizio di una certa magistratura nei confronti dei Berlusconi. Continuiamo a stupirci di fronte a un quadro accusatorio che si fonda sul nulla assoluto».

Renato Brunetta
«Siamo stufi. La Corte d'Appello di Milano ci dà una certezza oggettiva: contro Berlusconi esiste persecuzione giudiziaria. Ancora una volta solo supposizioni, congetture, pregiudizi, convinzioni ideologiche».

Daniela Santanchè
Berlusconi per alcune Procure è colpevole a prescindere, anche se dietro alle motivazioni c'è la cosiddetta ideazione di un reato. Ancora una volta si vuol praticare la via giudiziaria per far abbandonare i propositi politici al leader del nostro partito, dimenticando dei 10 milioni che lo hanno scelto in modo assolutamente democratico».

Raffaele Fitto
«Da un lato le incredibili motivazioni della sentenza Mediaset, dall'altro la condanna del direttore di Panorama. Fatti gravi che confermano il timore dell'esistenza di un disegno mirato all'eliminazione per via giudiziaria di Berlusconi e di coloro non organici a tale disegno».

Sandro Bondi
«Ciò che stupisce è l'assenza di prove e il ricorso sistematico a una concatenazione di supposizioni, illazioni, inferenze e passaggi privi di logica e supportati da una prorompente soggettività ideologica e politica».

Daniele Capezzone
«È molto deludente constatare che non sembra possibile a certa giustizia andare oltre il non poteva non sapere. Ma se qualcuno pensa di usare la carta giudiziaria per colpire chi è stato liberamente e democraticamente scelto da 10 milioni di italiani si sbaglia di grosso».

Mariastella Gelmini
«Respingiamo al mittente sia le imputazioni rivolte a Berlusconi, sia le assurde attribuzioni di colpa della Cassazione che spiegano il no al trasferimento dei procedimenti Mediaset e Ruby, affermando addirittura che sia un'accusa infamante sostenere l'esistenza di contesti persecutori dell' autorità giudiziaria milanese».

Annamaria Bernini
«Le motivazioni sono al di qua di ogni ragionevole dubbio. Ovvio ed evidente, per dirla con i giudici di Milano, che ci si è dovuti arrampicare sugli specchi per tentare di ancorare la condanna a una qualche argomentazione».

Maurizio Gasparri
«Nessuna prova, non un riscontro, solo ipotesi. Che si respiri un clima di aggressione giudiziaria è un fatto evidente».

Fabrizio Cicchitto
«Questa stupefacente motivazione dimostra che ci troviamo di fronte ad un attacco giudiziario in atto fin dal '94 che tende a modificare il quadro politico determinato dagli elettori».

Michaela Biancofiore
«Berlusconi è tra i primi contribuenti italiani, è offensivo trovare motivi di condanna basati su mere supposizioni, relativi a una ingiustificata evasione di poche migliaia di euro».

Francesco Paolo Sisto
«Un'obbligazione di risultato. Presi dalla necessità di giustificare l'ingiustificabile giuridico, i giudici offrono un esempio di pre-giudizio. Alla Cassazione il compito di vigilare».

Enrico Costa
«I giudici hanno formulato il teorema di Milano».

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