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Perché l'unica vera perdente a Venezia è Elly Schlein

L'abbiamo vista sul palco di Venezia a tessere le lodi di Martella e a dire che Venezia avrebbe dato una spinta forte a vincere anche le prossime elezioni per mandare a casa il governo Meloni. Ha sbagliato previsione

Perché l'unica vera perdente a Venezia è Elly Schlein
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Il vento non è cambiato in Laguna, ma il punto di vista di Elly Schlein sulla sconfitta quello sì. Nel senso che nella disamina fatta ieri dal leader del Pd, la debacle nella Laguna è come se non fosse mai esistita. Ma come, direte voi, proprio lei che è salita sul palco per tessere le lodi del candidato Andrea Martella, per dire che è "la risposta migliore per continuare in questa strada di partecipazione democratica che risvegli Venezia e che dia una spinta forte a vincere anche le prossime elezioni per mandare a casa il governo Meloni e fare finalmente la differenza in questo Paese"? Sì, proprio lei. Ed è sempre lei che si diceva convinta che da quella città potesse "partire un segnale bello, forte e importante, perché è solo insieme che noi possiamo produrre il cambiamento che vogliamo nella società". E infine l'immancabile slogan: "Evviva l'Italia antifascista".

Ecco, ma, come dicevamo, ieri la Schlein alle 20:33 si esibiva in questa sorprendente analisi post voto: "Nel complesso i dati confermano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna. Così come risultati positivi li stiamo riscontrando anche in Campania a partire da Avellino e in Puglia con la netta riconferma di Andria, su percentuali alte come accade a Mantova. Un risultato che nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche”. Ora, a parte il tentativo palese di minimizzare una tornata elettorale che se avesse registrato risultati differenti sarebbe stata considerata una seconda spallata (la prima è quella presunta del referendum a detta della sinistra) in vista delle prossime politiche, ma Elly pareva essersi totalmente dimenticata di Venezia. Eppure, anche lì c'era quel campo largo - anzi larghissimo - da lei osannato (Iv, M5S e comunità islamica sostenevano Martella), eppure l'hanno vista tutti scattare selfie sorridenti quattro giorni fa, tenere in mano la t-shirt con scritto "La forza di cambiare" e abbracciare calorosamente Martella.

Che strano, forse la Schlein ha dato vita a un nuovo tipo di disamina: quella selettiva.

Poco dopo, però, forse colpita da ravvedimento, la Schlein ha riservato un ringraziamento a Martella "per il lavoro unitario e per l'impegno messo nella campagna elettorale" e poi una misera frase che lascia il tempo che trova: "A Venezia sapevamo che non sarebbe stato facile dopo 11 anni di governo della destra e l'unità di un'ampia alleanza di centrosinistra non è bastata a vincere". Il vento non è cambiato, appunto. Nonostante le aspettative e l'importanza che la stessa leader dem aveva riposto.

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