Permessi sindacali per 7mila giornate A Torino bus in tilt

Tra scioperi ed elezioni, è come se 35 operatori Gtt fossero pagati per stare a casa. E con il voto si rischia la paralisi

Permessi sindacali per 7mila giornate A Torino bus in tilt

Come se 30-35 dipendenti dell'azienda che gestisce il trasporto pubblico locale a Torino, la Gtt, non lavorassero nemmeno un minuto, dal primo gennaio al 31 dicembre, perché risultano in permesso sindacale permanente. Tutto ciò equivale a quasi settemila giorni di permessi ogni anno richiesti sistematicamente per scioperi (circa uno al mese) e per elezioni. Considerato che la maggior parte dei 5.400 dipendenti sono sindacalisti attivi, o iscritti a sindacati, tali permessi (ovviamente retribuiti) sono suddivisi in 5.500 giornate per Cgil, Cisl e Uil e 1.400 per Cisal e Ugl. A questi ci sarebbero da aggiungere anche quelli per la Fast (oltre 170 iscritti) e per la Faisal che però, non si sa perché, non usufruiscono di questo diritto e che, per l'appunto, annunciano un sciopero il 9 marzo. Tanto per restare in tema.

Questi numeri sono stati snocciolati dal vice sindaco di Torino, Tom Dealessandri, in seguito a una interpellanza del grillino Vittorio Bertola. Calcolatrice alla mano, questo significa che, se ogni dipendente costa all'azienda circa 25mila euro all'anno per il proprio stipendio, Gtt paga circa 700mila euro ogni 12 mesi di permessi sindacali. Ed è proprio in vista delle elezioni che il problema torna prepotentemente a galla.
A ogni appuntamento con le urne, infatti, i partiti attingono a piene mani dai dipendenti Gtt per indirizzarli ai seggi nei ruoli di presidente, scrutatore o rappresentante di lista. Alle scorse Regionali, per fare un esempio, i lavoratori Gtt impegnati nelle operazioni di voto sono stati 1.250, oltre 800 dei quali appartenenti al personale viaggiante (conduttori, autisti, eccetera). Un senso civico sorprendente. Per non parlare degli scioperi. Nel 2011 ne sono stati indetti dodici. E giù permessi a raffica.

Un numero così elevato di dipendenti impegnati nei seggi tale da paralizzare per due giorni, il 24 e 25 febbraio, l'intero trasporto pubblico torinese. E anche questa volta ad attaccarsi al bus sono i cittadini (la Gtt conta 200 milioni di passeggeri all'anno). Ma in vista delle prossime Politiche l'amministratore delegato, Roberto Barbieri, ha scritto a tutti i segretari dei partiti in lizza chiedendo, almeno per questa volta, di «agire con moderazione». «Ciò dimostra inequivocabilmente come l'azienda - afferma Agostino Ghiglia, candidato di Fratelli d'Italia - sia stata, nel corso degli anni, un vero e proprio pascolo elettorale e clientelare per la sinistra che da troppi anni mal governa Torino». Persino Dealessandri, anche lui ex sindacalista Cisl, nella sua relazione in aula «ha detto che sta cercando di ridurre questi permessi da un pezzo». Evidentemente senza riuscirci.

Un bel lusso per una società che ha un debito di 458 milioni e crediti per 423 milioni, di cui ben 171 con il Comune di Torino, unico azionista dal 2003 e, come noto, il più indebitato d'Italia. Un quadro che dimostra come, a differenza di altre società partecipate, se Gtt incassasse tutto il suo credito sarebbe comunque in rosso di circa 35 milioni. Non un buon segno neanche il fatto che l'esposizione bancaria sia aumentata in un anno, dal 2010 al 2011, da 132 a 176 milioni. Ma il sindaco Pd, Piero Fassino, tutte queste cose le sa?

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