Si continua a parlare del caso scoppiato a seguito della decisione dell'Aie (Associazione italiana editori) di aggiungere la firma di una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti nel modulo di adesione alla fiera del libro Più libri più liberi di Roma. Sulla vicenda è intervenuto l'editore Manuel Grillo, a capo della casa editrice milanese Settecolori. L'uomo si è rifiutato di sottoscrivere quella clausola e per tale ragione non ha potuto procedere con la prenotazione online. Da qui la scelta di stampare il modulo formato cartaceo, cancellare a penna la parola "antifascisti" e firmare di suo pugno.
Una forte presa di posizione che ha provocato un certo clamore. "L'accesso a una fiera non può dipendere da una preventiva dichiarazione di conformità ideologica", ha dichiarato Grillo, come riportato da Il Corriere della Sera.
Al posto della parola "antifascisti", cancellata a penna, si legge "si impegna a riconoscere a condividere 'tutti' i valori alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione italiana".
Grillo ha inviato una lettera direttamente all'Aie, spiegando le proprie ragioni. "L'introduzione di dichiarazioni ulteriori quale condizione di partecipazione rischia di introdurre un principio diverso, secondo il quale l'accesso a una manifestazione professionale non dipende più esclusivamente dalla conformità all'ordinamento giuridico, ma anche dall’adesione a formulazioni valoriali individuate dall'organizzatore", è quanto scritto nella missiva. "La mia preoccupazione riguarda soprattutto il precedente che tale impostazione potrebbe determinare. Una volta superato il criterio della mera legalità, diventa inevitabilmente più incerto il confine tra requisiti oggettivi di partecipazione e valutazioni relative alle convinzioni, alle sensibilità culturali o agli orientamenti ideali", si legge ancora.
Manuel Grillo ha specificato di considerare la scelta di Aie completamente sbagliata. L'errore non sta nell'aderire o meno all'antifascismo, quanto piuttosto nei metodi scelti. "L'idea che l'accesso a una fiera del libro possa dipendere da una preventiva dichiarazione di conformità ideologica. È un precedente pericoloso per la cultura e per la democrazia.
Oggi si chiede una dichiarazione di adesione a un principio ritenuto giusto, domani il principio potrebbe essere un altro. La libertà, però, resta la stessa: non si certifica, non si concede e non si pretende per firma. Si esercita", ha dichiarato.