La politica dell'invettiva produce solo flop

La "decrescita felice" ha colpito i consensi del Movimento Cinque Stelle

La politica dell'invettiva produce solo flop

La decrescita felice ha, dunque, colpito i consensi del Movimento Cinque Stelle. Ma il suo leader non appare particolarmente euforico, tutt'altro. Non è ancora la martellata definitiva contro il grillo collodiano quella degli elettori, ma poco ci manca. Quello era un grillo parlante e saggio che infastidiva Pinocchio. Lo Sciamano del M5S è invece un Grillo insultante, come abbiamo avuto modo di constatare un'altra volta ieri. L'Italia che ha votato Pd e Pdl, ha sentenziato l'ex comico dal suo blog, «si sta condannando a una via senza ritorno». In pratica, chi non sostiene il suo movimento ha scritto sulla bandiera «teniamo famiglia» e sta distruggendo l'intero Paese. Nel frattempo le Cinque Stelle son sempre più cadenti e gli elettori decrescono. Il giornalista tifoso Marco Travaglio non se ne dà per inteso e insiste nel dire che i sondaggi danno i grillini «in ripresa al 24-25 per cento». Contento lui. Per ora, dalle regionali del Friuli fino alle comunali di domenica la tendenza sembra un'altra. E il distacco dal vagheggiato e auspicato 100 per cento parrebbe aumentare (il condizionale è d'obbligo per non urtare gli ottimisti della curva). C'è caso che andando avanti così, a suon di ultimatum e offese il divario cresca ancora. Ma tant'è.

Per Grillo chi non condivide le sue analisi e vota Pd e Pdl è potenzialmente «golpista». «Siete morti che camminano», urlava nelle piazze lo Sciamano a cinque stelle. «Arrendetevi! Siete circondati». Il linguaggio della violenza è stato probabilmente la prima causa del raffreddamento dell'opinione pubblica. Quello che sta succedendo nel Paese in queste settimane - dalla sparatoria davanti a Palazzo Chigi alla guerriglia dei No Tav, dai funerali di don Gallo alla ripresa di protagonismo diffuso dei centri sociali - non va automaticamente attribuito alle campagne grilline o a certi editoriali contundenti del Fatto quotidiano. Però diciamo che non aiutano la distensione. O la pacificazione, per usare un termine inviso a pentastellati e sinistra vendoliana. Peccato sia ciò che gran parte della popolazione mostra di volere. Andrà letto anche così il flpo grillino che invece Travaglio attribuisce «ai meriti» del movimento?

Così si arriva al secondo motivo della débâcle. Ovvero, la necessità sempre più impellente di costruire. Una priorità che il M5S non avverte minimamente. Fateci caso, dopo il famoso faccia a faccia in streaming con Bersani i grillini non han più toccato palla. Con tutti suoi errori, alla lunga l'ex segretario Pd è risultato ingenuo ma autentico. Con tutta la loro strafottenza i pentastellati sono risultati ideologici e autoreferenziali. Commentando il flop di Grillo, ieri Bersani ha buttato lì: «Così impara a capire il rapporto tra governo e cambiamento...». In quel faccia a faccia si è capito che i grillini non avevano conquistato 163 parlamentari per governare, cioè per il bene del Paese. Ma per fare i censori della casta. In altre parole, per speculare sulle debolezze dei partiti tradizionali lucrando nuovi consensi anche a costo di accelerare il precipizio italiano. Una logica da massacro. Quasi si volesse creare una situazione da dopoguerra sulle spalle dei più poveri che lo Sciamano proclama di difendere. Un machiavellismo tanto spietato quanto inammissibile. Non a caso sul web parte dei militanti comincia a rinfacciarlo ai leader del movimento.

Nel pieno della crisi che sta dilaniando gli strati più deboli della popolazione e quando c'è bisogno di lavoro e di nuova occupazione i pentastellati sanno solo dire di no. No alle grandi opere, no all'alta velocità, no alla grande industria. Ma intanto discutono di diarie e di partecipazioni ai talk show. E gli elettori se ne accorgono.

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