Il popolo di Twitter non ci rappresenta ma ci assomiglia

Enrico Mentana, direttore del Tg La7, si ritira da Twitter e scoppia un caso. Ma il popolo del web non è diverso da quello che guarda la tv

Il popolo di Twitter non ci rappresenta ma ci assomiglia

Enrico Mentana, direttore del Tg La7, si ritira da Twitter e scoppia un caso. Ieri se n'è occupato persino il Corriere della Sera, in prima pagina, con un articolo dello stesso principe del giornalismo televisivo che ha tentato di spiegare i motivi del gran rifiuto. Confesso: non li ho capiti. Forse Chicco ha fatto dei ragionamenti troppo complicati e me ne è sfuggito il senso. Mi rimane un dubbio: o sono indietro io o è molto avanti lui. Più probabile la prima ipotesi.

Nei giorni scorsi comunque ho letto qua e là che Mentana, pur avendo oltre 300mila follower (chiamiamoli pure seguaci, persone che lo seguono), si è stupito, con disgusto, di essersi imbattuto sulla Rete in un numero considerevole di cafoni, con i quali, adusi come sono a un linguaggio volgare, è bene non dialogare. In effetti questo social network è frequentato da una massa impressionante di maleducati pronti a insultare (non solo, ma soprattutto) i cosiddetti Vip. Ai quali non perdonano nulla, specialmente di avere opinioni diverse dalle loro.

Un esempio, tanto per volare bassi, rasoterra: tu scrivi un pensierino, rigorosamente espresso in 140 battute, per dire che la lira era migliore dell'euro? Immediate le reazioni. Mediamente, venti «soci» si dichiarano d'accordo con te, e sette non si limitano a dissentire con un sia pur pallido argomento, ma ti danno cortesemente della testa di cazzo, dello stronzo ignorante e del buffone di corte. Se poi di mestiere fai il giornalista, allora sei anche un servo arricchitosi con i soldi del padrone. Come se i padroni riuscissero a restare tali coprendoti di denaro.

Ammetto, può non far piacere leggere sul tablet una serie di insolenze a te riservate e spesso anonime. La prima volta che capita, ci ridi su. La seconda anche. Ma la centesima suscita irritazione in chi nella vita è abituato a prendersi, e a prendere gli altri, sul serio. Credo pertanto di comprendere lo stato d'animo di Mentana, nel momento in cui ha deciso di uscire da Twitter, ma non condivido la scelta rinunciataria. O meglio, l'avrei condivisa se indotta da stanchezza, da noia, dal desiderio di non lavorare gratis: uno che campa di parole non è avvezzo a dirne o a scriverne per diletto, ma pretende che gli venga riconosciuto un compenso che, invece, Twitter non dà. Ne so qualcosa.

Chicco, se non erro, non si è defilato per questo, ma proprio perché offeso dalla malacreanza di una robusta minoranza di interlocutori. E ciò dimostra che egli non sa in quale mondo viviamo. Il popolo del Web non è diverso da quello che guarda la tv. La differenza è che se il telespettatore, seduto in poltrona, ti insolentisce perché a suo giudizio hai detto una bischerata, tu non lo senti e, quindi, sei convinto che sia un signore gentile e che magari ti ascolti pieno di interesse. Se, viceversa, cinguetti online, sei esposto alle repliche di migliaia di iscritti a Twitter, tra cui un'alta percentuale di cafoncelli che non esitano a svillaneggiarti attingendo al vocabolario più triviale.

Quando sono soli davanti al loro computerino, gli uomini (e le donne, naturalmente) frustrati e aggressivi non hanno freni inibitori, e si lasciano andare ai peggiori istinti; godono, in particolare, a sfruculiare e oltraggiare le persone di qualche notorietà. Agiscono per spirito di rivalsa: gliene ho dette quattro a quel cretino che si dà un sacco di arie. Sfogano la rabbia che hanno dentro, prodotta suppongo da una generica e indefinibile insoddisfazione. Si comportano come certi automobilisti, gente magari perbene che, però, chiusa nella scatola di lamiera e col volante fra le mani, assistendo a una manovra sbagliata di un altro automobilista, smarrisce la sinderesi e comincia a sacramentare, irrigidisce l'indice e il mignolo, in segno di corna.

Dopo una giornata di lavoro monotono e talora sfibrante, anche il mite ragionier Rossi, avendone la possibilità tecnologica offerta dal tablet, manda affanculo Mentana (tutti i Mentana che concionano su Twitter) al cui livello, per un attimo, si illude di essere. Non lo giustifico. Ma intuisco che per lui sia un esercizio liberatorio, simile a quello dei tifosi da stadio che urlano ai giocatori della squadra avversaria: «Dovete morire». Twitter non è tutti noi però ci somiglia.

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