Quando la sinistra difendeva i picchiatori

Nel 2012 politici e intellettuali invocarono la libertà per uno degli aggressori dello studente pestato all'Università di Milano

Quando la sinistra difendeva i picchiatori

Si dichiarano sinceramente dispiaciuti per le gravi lesioni riportate dallo studente di Brera i due antagonisti finiti in galera. Ma uno aggiunge «io sono arrivato a cose fatte» l'altro invece spiega: «La ricostruzione non corrisponde alla verità». Quale sia però, non c'è dato modo di saperlo, perché ieri, interrogati dal magistrato, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. «Fatti distorti e strumentalizzati» hanno poi sentenziato i loro legali. Mentre in città adesso nessuno sembra più conoscerli, compreso quelli che l'anno scorso sottoscrissero un appello per la pronta scarcerazione di uno di loro, arrestato dopo le violenze in Val Susa.

Dunque alla fine verrà fuori che Fabrizio C., 28 anni, è caduto dalla scale o qualcosa del genere. Il giovane partecipò il 14 febbraio a una festa notturna organizzata dagli antagonisti che da quattro anni hanno preso in ostaggio l'Ateneo. Ebbe l'incauta idea di fare un disegno a pennarello su una manifesto comunista e per poco non venne ucciso. Su di lui infierirono in venti e quando ebbero finito lo gettarono in strada. Poi, all'arrivo dei carabinieri, minacciarono in stile mafioso i presenti affinché non testimoniassero. Il giovane però dovette farsi ricoverare in ospedale, dove fu operato per rimettergli insieme la faccia, rimasta sfigurata. I segni rimarranno comunque per sempre e non sono esclusi danni cerebrali permanenti.

Dopo settimane di indagine i carabinieri del nucleo informativo sono riusciti ad arrestare i primi due assalitori, antagonisti del centro sociale «Panetteria Okkupata» con una sfilza di denunce per reati di piazza: Simone di Renzo, 26 anni, arrestato nel 2012 per un'aggressione ai carabinieri, ma soprattutto Lorenzo Kalisa Minani, 30 anni, arrestato lo scorso gennaio dopo violenti scontri in Val Susa. Interrogati ieri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere facendo mettere a verbale che le cose comunque sono andate in maniera diversa. Una versione che ha già convinto i «compagni» che ieri hanno steso striscioni ai Navigli con su scritto: «Giornalista infame servo dello Stato» e naturalmente «Lollo e Simo liberi subito».

Come del resto fecero a gennaio gli oltre 200 firmatari di un appello, aperto da Basilio Rizzo, presidente del Consiglio comunale, per la scarcerazione di tutti gli arrestati per gli scontri in Val Susa, compreso Minani. Nell'elenco i boss della sinistra radicale, tutti ora in giunta con Pisapia. C'è Rifondazione comunista con Antonello Patta e Gianni Occhi, dirigenti nazionale e regionale, Luciano Muhlbauer, ex consigliere al Pirellone, Luca Brunet, consigliere in Comune. E poi Sel: Daniele Farina, deputato, Chiara Cremonesi e Patrizia Quartieri a capo del gruppo in Regione e Palazzo Marino.

Poi ci sono tutti gli intimi di Pisapia, una ventina di politici eletti nella lista che porta il suo nome sia in Comune che nei consigli di zona a partire dalla consigliera comunale Anita Sonego. Anche l'Arci non si è fatta mancare nulla, essendo presente con i dirigenti di tutti i suoi circoli. Quindi sindaci e assessori di Colgono Monzese, Pino Angelico, Bresso, Rita Parozzi, Cernusco sul Naviglio, Rita Zecchini. Poi Vittorio Agnoletto, profeta della non violenza, Alex Foti, editor della casa editrice «Il Saggiatore» e Fabio Zambetta, direttore libri della Feltrinelli Milano. Quindi una sfilza di professori e ricercatori universitari: i milanesi Guido Cavalca (Bicocca), Aldo Giannulli (Statale), Antonia Caronia (Accademia Brera), Luca Galatucci (Politecnico) più Gilda Zazzara (Ca' Foscari Venezia), Federica Sossi (Bergamo), Ugo Matteo e Loris Caruso (Torino).

Tutti convinti che «conoscendo una parte significativa degli indagati» debbano tornare «ai loro affetti, al loro lavoro e studio, al loro impegno sociale». Qualche fosse l'impegno sociale di Lorenzo Minani, Fabrizio C. Se n'è accorto il 14 febbraio alla Statale.

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