Quel partito omosex tra business e poltrone

La ragnatela di interessi dalla politica al mondo dello spettacolo. Dall’Arcigay a Parks, ecco chi muove i fili trovando sponda a sinistra

Quel partito omosex tra business e poltrone

Più che una lobby è un partito. O meglio un'associazione collocata nel recinto sicuro della sinistra italiana: l'Arcigay. L'Arcigay è stata ed è di fatto la grande casa e l'indirizzo della comunità omosessuale e lesbica tricolore. Così, quando da destra si prova a scalare questi temi, più ripidi della Cima Coppi al Giro d'Italia, ci s'imbatte in un muro che è anche ideologico. Una complicazione in più come se i gay fossero una corrente, una delle tante, nella galassia del Pd. O qualcosa del genere.

L'Arcigay, che ha espresso un leader storico come Franco Grillini, organizza l'unico vero evento che fa tendenza sui giornali e in tv nel corso dell'anno: il Gay Pride. E così mette ancora una volta il cappello su un mondo che invece sfuggirebbe volentieri alle logiche parlamentari.

Ma al di là delle scintille polemiche alla Biancofiore o delle battute facili - sulla lobby che assomiglia un po' ai poteri forti, così forti che non si riesce mai a dare loro un nome - l'Arcigay, che pesca nel retroterra comunista dell'Arci, ha messo su una rete invidiabile di discoteche, bar, saune frequentate dai tesserati. È un divertimentificio, che funziona a meraviglia e ha migliaia e migliaia di soci, dalle Alpi alla Sicilia. «Direi - osserva Alessandro Cecchi Paone, storico gay non allineato - che è una rete solida e anche remunerativa, un business. Non a caso animatori e ballerine sfilano nel corteo del Gay Pride».

Insomma, più che una lobby si può cercare sul territorio una mappa aggiornata dei locali che soddisfano questo tipo di pubblico. E che hanno, semplificando, una storia progressista. Il rosso è quasi un fondale naturale, persino uno stereotipo, per questa sensibilità. Il resto, per essere onesti, è un balbettio. L'altra metà del Paese, quella che non frequenta le Feste dell'Unità, ha provato a creare un contraltare ma il peso specifico di GayLib, la creatura di Enrico Oliari, è quello di una piuma rispetto al colosso targato Arci. Ed è testimonianza pura l'esperienza del Guado, il gruppetto di coraggiosi che abitano sulla linea minata del confine fra cristianesimo e omosessualità e prendono spunto da una pagina celeberrima del Genesi, quella della lotta fra Giacobbe e l'Angelo. Non fanno notizia, hanno una visibilità vicina alla zero e non incidono nel grande bazar della politica. Quando ci s'interroga sui leader della comunità gay, si finisce sempre dalle parti di qualche politico di centrosinistra: da Paola Concia, che pure alle ultime elezioni è stata trombata, al governatore della Puglia Nichi Vendola, all'ex vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, entrato in questo Parlamento con una pattuglia di gay dichiarati che sta sulle dita di una mano. E ancora una volta di una mano che si chiude come un pugno in manifestazione.

Lo stesso Scalfarotto, che aveva alle spalle un'esperienza importante come manager di una multinazionale in Europa, ha inventato Parks, una sorta di Linkedin del Diversity Management, ma ancora una volta i numeri sono modesti. E quel che all'estero è quasi un'ovvietà, qui da noi è solo un piccolo club che cresce poco o nulla. Anche se alle riunioni e agli incontri partecipano magari personaggi altolocati, come il principe Jonathan Doria Pamphilj. «Diciamo la verità - riprende Cecchi Paone - la mitica lobby non riesce a portare a casa alcun risultato, proprio perché è impantanata negli schemi delle contrapposizioni politiche. Non è passata la legge sull'omofobia e non è stata raggiunta alcuna forma di riconoscimento sul piano giuridico, dai Dico ai Pacs, mentre in Francia siamo alle nozze gay». E allora? C'è nel mondo radicale l'associazione Certi Diritti, ma anche qui convegni, petizioni, iniziative legislative sono patrimonio di un mondo piccolo piccolo. Come il pubblico di quei cinema d'essai, sofisticati e apprezzati, che però radunano pochissimi cinefili. «L'unica realtà di massa - conclude Cecchi Paone - è quella dello spettacolo, da intendere non come artisti, ma come contenuti di film, telefilm, cartoni animati». Su questo fronte la lobby gay friendly ha vinto, anzi ha stravinto. E ha cambiato le teste degli italiani.

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