Quella donna guerriera contro la moglie da tinello

L'insostenibile contrasto tra Paula, l'ambiziosa bellezza diventata amante del capo della Cia, e Holly, la classica casalinga perbene

Quella donna guerriera contro la moglie da tinello

Paula fa jogging, viene dal Far West e crede ancora negli eroi. Ha gli occhi verdi, un'espressione da donna ben amata e una pelle fatta apposta per le carezze, come i gatti. Ma, contrariamente agli atleti (per quanto amatoriali), ha fatto cose fuori dalle regole. Moglie, madre, scrittrice, rampantissima, è rimasta un anno in Afghanistan da embedded per scrivere la biografia del generale David Petraeus. Ed è diventata la sua amante. I carrarmati, la polvere, il collo lucido di fatica dopo le corse mattutine, i discorsi di geopolitica e tutto quel pezzo di donna non ancora quarantenne bella e appassionata che pende dalle labbra del generale: troppo facile, ha pensato qualcuno, che poi lo ha anche detto e scritto. Troppo facile specie se a casa del generale c'è una moglie che è come certe placide lagune: disattenta al peso, alla tinta dei capelli, a dimostrare l'età che ci si merita dopo certi matrimoni in cui si dà tutta se stessa. Una donna incolore e insapore, troppo gentile per servire a qualcosa, come certe hostess che ti offrono le noccioline e ti indicano la maschera d'ossigeno in caso di emergenza. Una casalinga dimessa con le mani screpolate per i troppi piatti lavati, la giacchetta azzurro polvere per le grandi occasioni, che il giorno della gran parata viene baciata sulle labbra da un marito che negli anni si è messo a correre indietro a sua insaputa, finendo col dimostrare dieci anni meno di lei. Lei è Holly (anche un nome da torta alle mele e da cartone animato), che ha attirato la comprensione del mondo intero. Guardatele in foto, quelle due: la signora Petraeus, una povera donna per bene, e Paula, una povera stronza.

Paula, una che ha approfittato dell'unico dubbio del generale d'acciaio (oltre al toupet, s'intende), una che ha fatto disordine nel suo letto. Ma non è così semplice. Ieri Natalia Aspesi, dalle pagine di Repubblica e parlando di tutt'altro (del film La sposa promessa), sollevava un fondamentale dubbio in una piccola parentesi: «La sposa senza libertà che (forse) un po' invidiamo». Perché è vero che una certa dose di sottomissione ci mette al riparo da un sacco di cose: dall'apprendere di essere cornute, dal decidere di andarsene e di fare da sole, dall'allevare i figli col nostro stipendio, dal ricominciare quando avevamo pensato di aver finito, o quasi. Holly in realtà è la donna che ha il «privilegio» dell'orizzonte fisso, del mondo focolare che ti tiene alla larga dal mondo libero dei bilanci, quello che prevede il rischio delle vittorie e delle sconfitte. Paula è il perfetto esempio dell'emancipazione, con tutti i rischi che questo comporta. Si è presa un marito biondo e senza nerbo che avrebbe scritto una lettera al New York Times (anche se nelle ultime ore qualcuno ha escluso che la missiva anonima fosse proprio di Scott Broadwell) per dire che sapeva di una relazione della moglie con un alto esponente del governo, ma che aveva taciuto e ne aveva perfino tratto dei vantaggi. Si è presa un anno per stare in Afghanistan e fare qualcosa che (economicamente e non solo) portasse alla ribalta lei e la sua famiglia (ha anche due bambini biondi, roba da Mulino Bianco).

Si è messa in una storia che, se fosse andata come alla fine è andata, l'avrebbe travolta. È vero, Petraeus si è dimesso, ma, sembra, a causa di tutt'altre trame. E, in ogni caso, non farà fatica a riciclarsi in qualche modo: lezioni ben retribuite, discorsi, libri, nuovi incarichi. La signora Holly, ne siamo certi, continuerà ad andare in chiesa, a sfornare muffin per i vicini col prato ben tagliato e ad eliminare la polvere da quella sua casa che sa di cellophane e regali di nozze. Mentre Paula finirà presumibilmente come tutte le amanti che non si sono risparmiate dalle storie (e dalla storia): a sentirsi, nelle perbenissime domeniche americane, di troppo nel mondo.

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