Quell'oasi di lusso legata alla famiglia Cuccia

Novantotto camere su 800 ettari in Val d'Orciala storia, l'ex monastero di Spineto è guidato dalla nipote del banchiere. Tra leggende e ospiti bipartisan

Quell'oasi di lusso legata alla famiglia Cuccia

Sarteano (Siena)È evidente che qualcosa di mistico c'è in questo governo. Forse per questo Letta ha pensato di portare i suoi ministri non in un banale resort, ma in un ex monastero benedettino. E simbolicamente nella sua Toscana. L'abbazia di Spineto della Luce a Sarteano, in provincia di Siena, è quello che cercava. In quest'ultimo lembo di Toscana, a metà strada tra Firenze e Roma, dove le colline senesi si fanno più dolci, il territorio dell'abbazia si affaccia sugli sconfinati scenari della Val d'Orcia. Niente di meglio per lavorare in pace. «I nostri silenzi aiutano a pensare», si legge sul sito dell'abbazia. «Ora et labora», profetizzavano i seguaci di San Benedetto, nel Medioevo. «Che Dio ce la mandi bòna», profetizzano, oggi, i seguaci di Enrico Letta.
E qui Dio c'è di sicuro. Spineto deve il suo nome ai rovi che, un tempo, coprivano l'altura su cui sorge. Del resto qualche spina si è già infilata nelle larghe intese. È un abbazia Vallombrosana del secolo XI e la sua storia risale al 1085, un'epoca nella quale i boschi della Toscana venivano scelti dai vari ordini religiosi per realizzare i loro piccoli feudi. Con l'ordine Vallombrosano l'abbazia diventa un punto di riferimento per la Toscana del sud. Prima viene posta sotto la protezione di Orvieto (1120), poi passa sotto la Repubblica di Siena e la seguirà fino alla sua caduta e al suo inserimento nel Ducato Mediceo di Firenze. Nel 1627 Papa Urbano VIII toglie dall'ordine Vallombrosano l'abbazia di Spineto per affidarla a quello Cistercense e lì resta fino alla sua soppressione nel 1783. Dal 1830 l'abbazia comincia a entrare nella proprietà dei privati.
Oggi è una struttura ricettiva con 98 camere distribuite tra l'abbazia e gli undici poderi della tenuta, tra foresterie e casali sparsi per 800 ettari di boschi e colture. Il restauro attuale si deve agli attuali proprietari, la famiglia Tagliapietra: uno degli eredi è sposato con Marilisa Cuccia, nipote dell'ex presidente di Mediobanca.
Il premier ha annunciato via Twitter che «ognuno paga per sé». Ma il conto fa parte dei misteri che avvolge le antiche mura del monastero. «Non lo so e anche se lo sapessi non glielo potrei dire - dice la signora Cuccia - Non facciamo ospitalità individuali quindi il prezzo varia in base ai servizi richiesti. Presentiamo un preventivo per il gruppo. In questo caso il totale verrà poi diviso». Il preventivo di Letta e ministri è ancora in via di definizione. «Ancora non sappiamo di quante camere hanno bisogno, ma qui non ci sono problemi di spazio. Per fortuna i ministri non sono numerosi come una volta».
Con Letta, dunque, si riapre la stagione dei «pensatoi spirituali» per i politici. Quella dei borghi antichi, e toscani in particolare, è un'antica passione del centrosinistra. E proprio Spineto ha ospitato diversi seminari del Pd. «Anche Prodi, Bersani e Franceschini sono stati da noi - continua la signora Cuccia - e il premier Letta ci conosce molto bene. Insieme a Maurizio Lupi, nel 2011, organizzò una riunione di giovani parlamentari di maggioranza e opposizione al quale partecipò anche Mario Draghi».
E come ogni monastero che si rispetti, anche su Spineto aleggia una leggenda: quella della contessa Dorilla. «Sotto le pietre dell'antichissimo castello, una sacrilega contessa si aggira. Una furia infernale la tiene avvinta nei suoi artigli, la batte, la flagella ogni ora, notte e giorno. E nelle cupe notti di tempesta si ode un lamento di voce umana che mette nel cuore la tetra paura». Speriamo che domenica e lunedì splenda il sole sulla Val d'Orcia.

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