Santoro, Saviano e Formigli «testimoni» a favore della Rai e contro Ranucci. Non ci si crederebbe, se non fosse scritto nero su bianco nella sentenza con cui il giudice Donatella Casari ha rigettato venerdì sera il ricorso urgente presentato dal giornalista per essere reintegrato alla conduzione di Report.
Nella intricatissima commedia dell’assurdo Ranucci/bomba/Lavitola, questo risvolto è proprio gustoso: tra i pareri a sfavore di Sigfrido presi in considerazione dal magistrato del Tribunale del Lavoro di Roma quelli espressi pubblicamente dai tre notissimi esponenti dell’area di sinistra. Tre giornalisti che, nel mondo pre-Lavitola, avrebbero difeso a spada tratta il collega di penna e di pensiero. Ma i comportamenti sprezzanti ed egocentrici di Sigfrido hanno portato anche gli «amici» a sottolinearne le follie. E - che è quel che conta nella sentenza del giudice - a rimarcare la frattura tra la redazione di Report e il suo capo-autore e conduttore, fatto che ha portato i vertici Rai alla scelta di rimuoverlo a favore di una conduzione a due (Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi).
Scrive, infatti, il giudice Casari: «Accanto agli impropri proclami ostracisti provenienti da esponenti di governo... erano nel medesimo periodo emerse voci di giornalisti, queste sì espressione di liberi cittadini pur autorevoli, che concentrandosi piuttosto sugli aspetti umani della vicenda di cui era stato vittima il dott. Ranucci, ponevano comunque in dubbio l’opportunità di mantenere inalterata l’organizzazione del programma». «In tal senso - continua Casari - si era espresso Roberto Saviano, non tacciabile di inimicizia preconcetta o ostilità ideologica nei confronti del ricorrente: in un video su YouTube evidenzia che il problema sta nel fatto che tra Ranucci e Lavitola non c’è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte. Chiara la problematica di sostanza che viene evidenziata: nella conduzione di una trasmissione di inchiesta è possibile che sia venuto meno da parte del responsabile della stessa il necessario atteggiamento di puntuale vaglio critico della fonte». Aggiunge Casari che tutto questo è «indirettamente confermato dal tenore di un’intervista rilasciata da Michele Santoro, anch’egli non sospettabile di compiacenza nei confronti della Rai, né persona pregiudizialmente ostile al ricorrente, nel corso della trasmissione Lo Stato delle Cose in occasione della quale ha dichiarato Il punto è che dopo che è emerso che Lavitola era reo confesso dell’attentato, Ranucci non ha preso le distanze da Lavitola. Questa cosa è imperdonabile, imperdonabile». «Parimenti - dice ancora il magistrato - Corrado Formigli, conduttore della trasmissione Piazza Pulita su La7, aveva a dichiarare: Ranucci ha sbagliato. Ha sbagliato nello stringere un rapporto così stretto con una persona come Lavitola e ha sbagliato nell’esporre la squadra, ha messo in imbarazzo tutti».
Squadra che sta cercando di ritrovare la serenità per prepararsi, dopo mesi di bufera, al ritorno in video l’8 novembre su Raitre. «Con l’ordinanza - scrivono i giornalisti di Report - si chiude una vicenda che per tutti noi è stata dolorosa. In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così. Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido (in realtà gli sarebbe stato imposto una specie di commissariamento, ndr), né ha mai chiesto la sua rimozione», aggiungendo che «Report non prende ordini dalla politica e che alle polemiche risponderemo come abbiamo sempre fatto: con le inchieste». Dunque ci aspettiamo l’8 novembre un’inchiesta che faccia chiarezza fino in fondo sulla bomba a Ranucci?
