"Basta privilegi: il principio 'chi sbaglia paga' deve valere per i giudici come per tutti i cittadini". Questa la stella polare di FdI in vista del referendum sulla giustizia. Il partito del premier Giorgia Meloni ha pubblicato un video sui social con protagonista Milena Gabanelli per rilanciare l'istituzione dell'Alta Corte Disciplinare, "un organismo terzo e indipendente a garanzia della responsabilità, dell’equilibrio e della fiducia dei cittadini nella giustizia". La sua importanza è ben chiarita dall'analisi della giornalista in un video risalente al 2021 per "DataRoom".
"Se i giudici commettono reati vanno a processo come i comuni mortali e nel mentre è il Csm che decide se sospenderli ed è obbligatorio farlo solo in caso di arresto. Se invece vengono assolti dipende da quello che hanno fatto", la premessa della Gabanelli, che ha poi acceso i riflettori su alcuni casi: "Per esempio il sostituto procuratore a Reggio Calabria Francesco Mollace, processato per corruzione in atti giudiziari ha continuato a fare il suo mestiere fino a quando è arrivata la sentenza che lo ha assolto per insufficienza di prove. Ma siccome aveva avuto rapporti con uno della ‘ndrangheta, il Csm decide di bloccare l’avanzamento di carriera ma per un pelo, solo 14 su 27 erano d’accordo".
La Gabanelli ha poi citato la vicenda di Nicola Mazzamuto: "Nel 2005 va in farmacia, parcheggia in seconda fila e se la prende con i poliziotti che stanno portando via le auto. Ne prende uno per il culo provocandogli lesioni. La denuncia viene archiviata e nel 2013 viene promosso dal Csm presidente del Tribunale di Sorveglianza di Messina". E ancora: "Federico Sergi, fermato da due carabinieri, li prende a pugni e a calci. Sospeso per due anni, rientrato in servizio, viene trovato in bagno dai colleghi sotto l’effetto di sostanze. Nuova sospensione, ora è giudice a Potenza. Luciano Padula: quando era pm a Reggio Emilia guida ubriaco, gli agenti lo fermano, lui li minaccia e alza le mani. Condannato in primo e in secondo grado per lesioni personali aggravate, in Cassazione tutto si prescrive. E in quei dieci anni la sua carriera è andata avanti ed è finito a fare il giudice penale a Spoleto. Solo ora il Csm ha deciso di sospenderlo per due anni Cesare Cipolletta con un punteruolo squarcia le gomme dell’auto di una collega nel parcheggio del tribunale. Condannato, per il Csm una semplice censura. Qualche anno dopo litiga nel traffico con una signora, mentre scende dall’auto molla un calcio alla portiera e le fa fuori un ginocchio. La risarcisce con 3 mila euro. Per il Csm è un gran lavoratore e a maggioranza avalla la progressione di carriera".
Casi che confermano la necessità di riformare la giustizia, secondo FdI.
La stessa Gabanelli ha acceso i riflettori su tre fattori: "Primo problema: nelle sentenze i nomi sono oscurati, perché? Secondo: quando il comportamento di un giudice è indegno, raramente la carriera rallenta. Terzo: quando viene deciso di sospendere o meno, i criteri e i tempi sono comprensibili soltanto a loro".