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Referendum, Guardiano: “Contrario a riforma ma su quesito scelta tecnica”

Alfredo Guardiano, consigliere di Cassazione, dopo l’accusa del centrodestra di scarsa imparzialità, spiega il suo no alla riforma

Referendum, Guardiano: “Contrario a riforma ma su quesito scelta tecnica”
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"Non mi nascondo. Sono uno delle migliaia di magistrati, avvocati, docenti, e anche membri del Csm, impegnati per il sì o per il no alla riforma". Alfredo Guardiano, consigliere di Cassazione, uno dei 19 membri dell'Ufficio per il referendum, intervistato dal 'Corriere della sera’, conferma la propria contrarietà alla riforma e risponde a chi, come i forzisti Maurizio Gasparri ed Enrico Costa, lo accusa di essere un giudice non imparziale. "Si tratta di accuse inaccettabili, oltre che di rappresentazioni della realtà davvero grossolane. Per entrambi i parlamentari, in ogni caso, mi riservo di agire in sede civile”, replica precisando che l’Ufficio centrale per il referendum è un “collegio presieduto da un magistrato autorevolissimo come Raffaele Frasca e composto da 19 membri”. E poi aggiunge: “Intanto va detto che solo tracciare il collegamento tra il diritto di ogni cittadino a manifestare il suo pensiero e la supposta strumentalità del mio agire come magistrato è un'offesa molto grave. Peraltro, la decisione non ha avuto effetti sul merito referendario, né sulla data".

Guardiano spiega che la Cassazione è intervenuta solo per “rendere il quesito più comprensibile e più dettagliato, rispetto alla comprensione e alla partecipazione del corpo elettorale” tanto è vero che il Consiglio dei ministri si è limitato a recepire “l'ordinanza della Cassazione, senza mutare la data". Guardiano, inoltre, ritiene che “partecipare come moderatore a una manifestazione per il no a cui prendono parte esponenti del mondo della giustizia, della cultura e dello spettacolo, con il Pg di Napoli Aldo Policastro, con l'attrice e direttrice teatrale Marisa Laurito, con la scrittrice Paola Caridi e gli esponenti del mondo del Terzo settore sociale, credo rappresenti una forma di espressione del libero pensiero che è ancora un diritto costituzionalmente riconosciuto".

Il giudice, entrando nel merito della riforma, si limita a evidenziare alcuni rischi: “Se - dice - si inseriscono degli elementi che modificano un equilibrio e un assetto costituzionale, peraltro germogliato dalla lotta antifascista e tesa a proteggere il rifiuto, non ne

possiamo conoscere gli esiti. Se quel sistema ha consentito di infliggere colpi fondamentali al terrorismo rosso e nero, alle mafie, alla corruzione politica, alla P2, perché modificarlo? Non c'è nessun motivo reale”.

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