M5S, l'ora della rieducazione Grillo: "Noi non ci dividiamo"

Dopo una rocambolesca fuga dai media, l'arrivo a Villa Valente. Dei 163 eletti, presenti solo un centinaio: assenti i dissidenti. Crimi difende Grillo: "Non sbaglia mai"

Beppe Grillo abbraccia una parlamentare del M5S a Villa Valente
Beppe Grillo abbraccia una parlamentare del M5S a Villa Valente

"Andiamo a passare un giorno in allegria e poi ce ne torniamo a casa". Vito Crimi, capogruppo grillino a Palazzo Madama, cerca di dissimulare il nervosismo. In relatà, il luogo della resa dei conti è rimasto top secret fino all'ultimo momento. Nemmeno ai parlamentari pentastellati era dato sapere dove Beppe Grillo aveva deciso di radunare i "suoi" per sgominare la fronda interna pronta ad aprire un confronto con il Pd. Con due pulmini rossi, il guru pentastellato ha trascinato un centinaio di parlamentari in un casale alle porte di Fiumicino. Qui, in quattro ore scarse, sono stati rieducati "dissidenti" del movimento. "Non mi aspettavo totale condivisione - ha commentato il comico al termine del summit - è legittimo che qualcuno la pensi in modo diverso ma non siamo noi che ci stiamo dividendo".

La mail di convocazione era arrivata mercoledì sera. Questa mattina i deputati e i senatori dei Cinque Stelle si sono dati appuntamento in piazzale Flaminio. Qui sono stati raggiunti e prelevati da un autobus che li ha portati alla destinazione top secret. Grillo in persona ha scelto accuratamente una località alle porte della Capitale per permettere a tutti di far rientro in città e poi tornare a casa per il fine settimana: due pullman, inseguiti da decine di automobili di cronisti, operatori e fotografi, hanno portato i grillini in un casale a Tragliata (località vicino Fiumicino). Sui 163 parlamentari M5S, però, ne sono presenti solo un centinaio. La fuga dai media è stata a dir poco rocambolesca, con un certo sapore di farsa. Un deputato ha addirittura rischiato di essere lasciato all’autogrill, un po' come nel film Pane e tulipani. È successo nella breve sosta all’area di servizio Salaria Est: per un soffio Francesco D’Uva non ha perso il pullman. Poi l'arrivo a destinazione. Davanti al casale, a un passo dai pulman rossi, una Ferrari rossa. "Non vi azzardate a scrivere che è di Grillo perché non è così", hanno intimato i presenti. Tutt'intorno la campagna, una piscina e la quiete. Per strigliare i suoi Grillo, che da sempre predica la trasparenza a tal punto da obbligare un frastornato Bersani a fare le consultazioni col M5S in diretta streaming, ha scelto la bellissima cornice di Villa Valente. La resa dei conti si è, infatti, svolta a porte chiuse. Con Crimi che andava in giro ripetendo: "Grillo non sbaglia mai, è un leader lungimirante".

Dopo il caso di Crimi, che su Facebook aveva scritto di preferire "un governo Bersani senza fiducia" all’esecutivo Monti, e la "correzione di rotta" del guru pentastellato, arrivano nuove grane per la tenuta del movimento. A riaprire la "ferita" è stato il deputato siciliano Tommaso Currò che, in una intervista alla Stampa, ha auspicato "un confronto con il Pd". Non a caso Currò ha deciso di non partecipare alla riunione di oggi. Così facendo il grillino siciliano si candida involontariamente a guidare la "fronda" di parlamentari che nel corso della riunione di martedì a Montecitorio ha proposto di presentare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lista di nomi del M5S per Palazzo Chigi. Un gruppo di minoranza ma in fermento. È un momento difficile per il deputato siciliano che ai suoi amici confida di non escludere un clamoroso passaggio al gruppo misto. In realtà, gli equilibri politici si decidono a Palazzo Madama. I senatori del M5S sono sotto osservazione dopo la "scivolata" sul voto per l’elezione di Pietro Grasso alla presidenza. Sergio Puglia ci ha tenuto ad assicurare che quello di Currò è stato solo uno sfogo: "Non è facile gestire questa situazione di stress. Qualcuno di noi può anche cominciare a stressarsi...". Ma appaiono compatti tra loro. Un po' di insofferenza si registra, però, nei confronti del gruppo comunicazione "imposto dall’alto". I senatori si starebbero organizzando per comunicare "direttamente" con i media scavalcando così Claudio Messora, responsabile comunicazione del gruppo di Palazzo Madama e legato a Gianroberto Casaleggio.

Che cosa si siano detti al summit fuoriporta non ci è dato di saperlo. A sua insaputa, o forse incurante dei numerosi precedenti, Grillo è arrivato buon ultimo nell’organizzazione dei conclavi di partito o di governo in esclusivi fortilizi proibiti ai giornalisti. La Seconda Repubblica è stata segnata da riunioni e seminari blindati. E ogni volta, nonostante il timbro "riservato" su ogni conversazione, le voci di dentro sono comunque arrivate alla stampa. "Fatemi domande ma non ho risposte per tutto", avrebbe detto escludendo categoricamente l'appoggio al governo Bersani. Appoggio che, a detta del comico, la gente non capirebbe. "La gente è stufa - avrebbe continuato - se ci fosse l’inciucio tra Pd-Pdl, prenderà i bastoni". Così, dopo aver invitato i parlamentari a usare Facebook solo per le "comunicazioni politiche", il comico ha saldato le schiere pentastellate e ha intimato l'unità, almeno fino all'elezione del nuovo capo dello Stato.

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